Il Pil italiano? Decisamente di qualità

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Il Piq, lo strumento di misura ideato da Symbola quale indicatore
dell’innovazione dell’economia italiana, mostra che nel 44,3% dei casi il nostro
prodotto interno è da considerarsi di alto livello qualitativo

Il Prodotto Interno Qualità (Piq) calcolato per il 2007 è pari al 44,3% del Pil, per un valore non inferiore ai 628 miliardi di euro, in crescita di tre punti percentuali rispetto alla rilevazione del 2005. Il Piq ideato da Symbola, la Fondazione per le Qualità Italiane, vuole proporsi come strumento di misura della qualità dell’economia italiana. L’idea del Piq nasce dalla considerazione che i Paesi maturi, e l’Italia in primo luogo, fanno del cambiamento del mix produttivo a vantaggio della qualità, la chiave della competitività delle imprese, del benessere dei cittadini e della solidità del tessuto sociale.

Alla base del Piq c’è un metodo rigoroso, che tiene conto di elementi quantitativi e qualitativi. Sono stati incrociati i dati Istat ai risultati di un questionario formulato a un panel di 85 esperti settoriali, selezionati all’interno di un gruppo più vasto di 250 esperti competenti. Sono state enucleate cinque definizioni stringenti della qualità ambientale e del legame con il territorio, delle risorse umane, dell’innovazione, del posizionamento di un determinato prodotto e della qualità come competitività. Per quanto riguarda la dimensione settoriale, l’indagine del Piq ha interessato 43 segmenti dell’economia italiana, che sono stati poi riaggregati in 9 macrosettori, valutati da un rapporto percentuale Piq su Pil.

Di questi settori , il commercio si è aggiudicato il primo posto con il 49,7% di Piq, seguito dall’agricoltura (46,1%) e dall industria metalmeccanica (45,5%). Vengono poi i servizi alle imprese(44.2%), servizi pubblici e Pa (43,6%), alberghi e ristoranti (42,9%), industria tessile/abbigliamento, legno/arredo e sistema casa (42,3%) e costruzioni (40,4%).

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