Il “Made in Italy” ringrazia le Pmi

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Secondo il Rapporto oeitalia Multinazionale 2006?, negli ultimi anni le
iniziative di internazionalizzazione sono in aumento perché trainate dalle
attività delle piccole e medie imprese

Negli ultimi anni è in atto una ripresa del numero di iniziative di internazionalizzazione delle aziende italiane. E questo si deve principalmente alle Pmi che sono attive nei settori tradizionali del Made in Italy. In particolare, piuttosto intense sono risultate le partecipazioni nell’Europa Centro?Orientale.

Questo è quanto emerge dal Rapporto oeitalia Multinazionale 2006?, promosso dell’Istituto nazionale per il Commercio Estero (ICE), e realizzato con cadenza annuale da R&P e Politecnico di Milano. Questo Rapporto intende tracciare lo scenario dell’internazionalizzazione delle imprese italiane attraverso l’analisi degli investimenti diretti esteri in entrata (multinazionalizzazione passiva) e in uscita (multinazionalizzazione attiva), evidenziando le modalità con cui il nostro Paese partecipa ai processi di integrazione del mercato mondiale e il modo in cui si posiziona nella nuova struttura internazionale del lavoro.

Il Rapporto evidenzia una certa difficoltà dell’Italia sia nel produrre investimenti all’estero sia di attirare fondi dalle altre nazioni. I numeri parlano chiaro: le iniziative delle imprese italiane nei paesi oltre confine a malapena raggiungono la metà di quella avviate dalla Francia e non sono che un terzo di quelle di Germania e Regno Unito. Se poi si parla in termini monetari, rispetto a quello questi tre stati l’investimento medio italiano è meno della metà.

Le notizie non sono migliori sul versante della capacità di attirare fondi dall’estero. Una Pubblica amministrazione che mostra evidenti inefficienze e iter burocratici che allungano a dismisura l’attuazione di qualsiasi processo rendono difficile lo sviluppo di un investimento in Italia, limitando notevolmente le iniziative delle altre nazioni sul nostro territorio.

In termini di delocalizzazione, le imprese italiane prediligono i paesi meno distanti, soprattutto quelli dell’Europa Centro Orientale. Si assiste anche a qualche iniziativa nel bacino del Mediterraneo; risultano invece praticamente assenti le attività in nazioni del Medio Oriente e dell’Asia.

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