Collaborazione digitale, ancora immature le aziende italiane

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Lo rivela un’indagine commissionata dalla società Avanade, tuttavia la
situazione potrebbe cambiare già nei prossimi due anni

Le imprese italiane non sono ancora pronte alla collaborazione, ma, dato il numero di progetti attivi, la situazione potrebbe radicalmente mutare nei prossimi due anni. Questo, in estrema sintesi, è il risultato di una ricerca sull’adozione di soluzioni di Digital Collaboration da parte delle aziende italiane commissionata da Avanade, società che sviluppa e implementa soluzioni basate su tecnologia Microsoft.

Secondo lo studio, che è stato condotto da Coleman Parkes, in Italia il 32% delle imprese possiede una strategia di collaborazione ampiamente documentata, anche se totalmente implementata solo nel 13% dei casi. Questo dato risulta nettamente inferiore rispetto ad altri Paesi, come Austria, Germania, Svizzera (34%), e Spagna (23%). Il 22% delle società italiane ha anche ammesso di non aver ancora definito nessuna attività di collaborazione.

Nella maggior parte delle aziende italiane, la Digital Collaboration comprende strumenti quali email (100%), Intranet (94%) e, in minor misura, anche video conferenze (88%) e servizi condivisi (81%). In pratica, attualmente nelle aziende della nostra penisola la collaborazione viene definita dai più comuni metodi di comunicazione, anche se si prevede che nei prossimi due anni verranno introdotte nuove tecnologie quali, per esempio, il VoIP.

In generale, le imprese italiane si dimostrano poco propense a condividere le informazioni, perché ritenute dati sensibili. Nonostante ciò, solo il 9% considera rilevante lo scambio d’informazioni con la supply chain, contro il 46% delle aziende del Nord America e il 44% del Regno Unito. Anche lo scambio di dati con i clienti è ritenuto considerevole solo dal 6% delle aziende italiane contro il 54% di quelle austriache, tedesche e svizzere, il 51% di quelle americane e il 47% di quelle inglesi. Lo stesso risultato emerge nella condivisione di notizie con terze parti, dove solo il 9% delle imprese italiane valuta lo scambio di informazioni come molto sensibile, mentre un altro 31%, per centuale in assoluto più alta rispetto agli altri Paesi, non lo considera affatto come tale.

La gestione della Digital Collaboration è di norma di competenza dell’area IT e questo è anche il caso dell’Italia. Tuttavia, capita sovente che tale gestione venga svolta insieme a un’altra area aziendale. Di fatto, il 44% delle aziende la attribuisce anche al settore delle telecomunicazioni. In ogni caso, la tendenza di accentrare le attività legate alla gestione della collaborazione digitale è da considerarsi inferiore rispetto a quanto avviene negli altri paesi. Il fatto che in Italia spesso i dirigenti non siano coinvolti in prima persona in tale attività, attesta che questa non venga considerata come strategica.

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