Al Sud serve un modello di sviluppo meno interventista

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A sostenerlo è il Segretario Generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli, che
non prevede nessun recupero nel divario del Pil pro-capite Nord-Sud fino al
2010. Dalle Camere di commercio una holding di sistema per le infrastrutture
locali

L’intervenendo al Meeting di Rimini del Segretario Generale di Unioncamere Giuseppe Tripoli ha posto l’accento sul Mezzogiorno in vista della ripresa del dibattito sulla legge finanziaria 2008, richiamando un modello di sviluppo meno interventista, più concentrato sull’ammodernamento delle infrastrutture e più aperto alla sussidiarietà.

?Non è la quantità di risorse a determinare lo sviluppo – ha infatti affermato Tripoli – ma la capacità di impiegarle bene e sugli obiettivi giusti. Non si capirebbe altrimenti come un’area come il Nord-Est sia cresciuta senza politiche di intervento statale e come, al contrario, le risorse pubbliche investite per anni nel Mezzogiorno non abbiano saputo ridurre il divario con il resto del Paese. Oggi un terzo del Pil della Calabria e della Sicilia è fatto da servizi pubblici, in Lombardia questa quota è del 14%, in Veneto del 13%. E’ ora di avere il coraggio di rifiutare l’idea che altri risolveranno i problemi e tagliare il cordone ombelicale che lega il Sud alla logica dei trasferimenti di risorse dal centro perché questo cordone non alimenta ma rischia di strangolare le possibilità di sviluppo delle regioni meridionali. Allo Stato dobbiamo chiedere innanzitutto che ci sia il rispetto della legge e che, se ci sono risorse, queste siano impiegate a realizzare le infrastrutture necessarie a migliorare i contesti locali. Gli strumenti operativi ci sono e vanno potenziati, in particolare il ricorso al partenariato pubblico-privato. Nei prossimi anni le Camere di commercio puntano a far crescere significativamente la propria capacità progettuale e realizzativa sul fronte delle infrastrutture locali, a partire dagli aeroporti, e per questo obiettivo stanno lavorando alla creazione di una holding di sistema.?


Gli scenari di Unioncamere indicano che almeno fino al 2010 il divario nel Pil per abitante tra Sud e resto del Paese non si ridurrà e resterà nell’ordine del 32-33% in meno rispetto alla media nazionale
. In questo quadro, il ritardo della dotazione infrastrutturale rappresenta uno dei nodi centrali, insieme al controllo del territorio, per restituire una prospettiva di sviluppo alle regioni del Mezzogiorno. L’indice di dotazione infrastrutturale delle province italiane elaborato da Unioncamere-Istituto Tagliacarne registra soltanto 7 province meridionali con una dotazione superiore alla media nazionale.

?Per invertire la rotta ? ha proseguito Tripoli – va rivisto il ruolo dello Stato e la qualità del suo intervento perché si possano allargare gli spazi per l’iniziativa autonoma di chi vive e lavora al Sud. Il ?nuovo’ nel Mezzogiorno si afferma laddove ci sono persone e imprese che si organizzano e dimostrano di poter fare a meno della crescita ?drogata’ dall’intermediazione degli aiuti pubblici. Ridurre il peso fiscale sulle imprese e attuare una fiscalità di vantaggio per il Sud, ridurre l’apparato amministrativo della pubblica amministrazione e destinare le risorse liberate agli investimenti in infrastrutture, anche riducendo la quota degli incentivi alle imprese. È la ricetta che si è rivelata vincente per Paesi in ritardo di sviluppo come Irlanda e Spagna e oggi molto più dinamici del nostro?.

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