Serena Software nel cuore del change management

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Vnunet ha intervistato Michael Steinharter, senior vice president, sulle
evoluzioni recenti alla luce dell’acquisizione di Pacific Edge

Nei moderni sistemi informativi aziendali, almeno di media complessità, il numero di elementi interconnessi fra loro è in crescita. Questo fa della gestione del cambiamento una delle principali sfide dell’It e un generatore di opportunità per i fornitori di soluzioni che sono in grado di aiutare le organizzazioni informatiche a tenere sotto controllo modifiche e aggiornamenti delle applicazioni nell’ambito dei propri sistemi distribuiti. Uno dei nomi di riferimento in questo contesto di mercato è Serena Software, che ha progressivamente ampliato il proprio raggio d’azione verso l’insieme del processo di sviluppo applicativo, anche grazie all’acquisizione di Pacific Edge. Vnunet ha incontrato il senior vice president Michael Steinharter, per capire meglio quali sfide attendono oggi gli It manager delle realtà più complesse e come l’azienda si sta muovendo per soddisfare le esigenze che sorgono.

Come si può fotografare oggi l’attività di Serena?

Siamo una realtà da 270 milioni di dollari, con 800 dipendenti che operano in 40 diversi paesi nel mondo. La nostra missione è di supportare le aziende, soprattutto di grandi dimensioni, nel processo dello sviluppo applicativo. Il nostro posizionamento è cambiato nel corso del tempo, perché in realtà siamo partiti come specialisti del change management, mentre oggi siamo in grado di seguire il ciclo dello sviluppo di un’applicazione, dalle iniziali richieste di cambiamento o integrazione di parti tecnologiche fino al rilascio all’utente finale. Le acquisizioni ci hanno aiutato in questo percorso di espansione, da quella iniziale di TeamShare, passando per Merant e arrivando a quella recente di Pacific Edge.

Cosa aggiunge Pacific Edge alla vostra offerta?

Essenzialmente alza il livello complessivo di controllo per l’It manager. Con questo assorbimento, abbiamo aggiunto all’offerta le dashboard, che consentono di avere sotto osservazione costante le iniziative in essere, capire quali sono le priorità, vedere dove le risorse sono state implementate, se sono efficaci e come possono essere valorizzate.

Si è detto spesso in questi anni che l’on-demand computing dovrebbe semplificare la gestione dei sistemi informativi. Cosa fa del change management un prodotto strategico?

Quando si scende nella pratica dello sviluppo e implementazione delle applicazioni, il computing on-demand aggiunge complessità. Quando tante persone hanno lavorato su un progetto e i pezzi vanno messi insieme, occorre essere sicuri che siano utilizzate le corrette versioni e release di ogni modulo, per poter avere l’applicazione finale funzionante. Occorrono, in questi casi, tool che servano a ridurre la complessità.

In Italia, le aziende con un certo livello di complessità nei sistemi informativi sono poche e la concorrenza di big come Ibm o Ca dovrebbe farsi sentire. Come si posiziona Serena?

Rispetto ad altre realtà, siamo più focalizzati. Per noi lo sviluppo applicativo è al centro dell’interesse. In settori come il finance o le telecomunicazioni l’expertise è un valore importante. Non a caso, abbiamo clienti come Banca d’Italia, Unicredit, Generali, Telecom Italia, Vodafone e Regione Piemonte, solo per citarne alcuni.

Quali saranno i prossimi sviluppi del vostro prodotto di punta, il tool di Alm Dimensions?

Abbiamo fatto un major upgrade, alla versione 10, nel settembre del 2006. Lì abbiamo chiarito come il prodotto sia in realtà una piattaforma che integra change e build management, deployment e gestione dei processi. Due aggiornamenti seguiranno quest’anno, per migliorare l’interfaccia utente, la modularità e l’integrazione cross platform.

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