Pmi innovatrici? Bussate agli enti istituzionali e ai consulenti

Enterprise
0 0 Non ci sono commenti

Secondo uno studio del Politecnico di Milano, le aziende italiane sono
abbastanza innovatrici e chiedono aiuto alle associazioni di categoria. Le
imprese che collaborano con le università e le camere di commercio hanno già
figure preposte nella loro struttura

Le imprese che fanno innovazione sentono il bisogno di collaborare, non solo con gli enti istituzionali, ma bussando alla porta anche dei consulenti. E così, enti istituzionali come università, camere di commercio e associazioni di categoria, diventano anche il luogo in cui si studia, si sperimenta e si mette in atto una strategia per competere nel mercato.

Paradossalmente, le imprese classificate tra le ‘aspiranti’ e le ‘inerti’ sono le più propense a rivolgersi alle associazioni di categoria. Queste sono alcune delle osservazioni emerse dallo studio della domanda e dei bisogni di servizi a supporto dell’innovazione, presentata da Roberto Verganti, ordinario di gestione dell’innovazione al Politecnico di Milano e direttore Alta scuola politecnica durante il convegno “Innovazione: quali servizi per quali imprese?” promosso dalla Camera di Commercio di Milano.

La prospettiva classica messa in luce dal docente è quella legata al problema del trasferimento tecnologico e cioè: come mettere in contatto i ‘produttori di conoscenza’ e le imprese che non ne hanno. “La soluzione classica – spiega Verganti – avrebbe visto la creazione di strutture di intermediazione. Oggi, tuttavia, una soluzione di quel tipo dà segni di stanchezza perché non è così scontato trovare immediatamente un buon, se non il miglior, ricercatore fuori dalla porta dell’azienda. Quindi come fare?Capovolgere la prospettiva e studiare il problema partendo dalle imprese“. Così è nato questo studio, sono state contattate più di 15 mila imprese lombarde e sono stati analizzati i dati su 918 imprese. E i risultati hanno portato alla conferma che “ci sono imprese innovatrici un po’ in tutti i settori (Ict, design, biotec-agroalimentare, moda, materiali, biotec-salute, editoria e costruzioni) – conferma Verganti – che si rivolgono sia a enti istituzionali sia a consulenti, ma sono anche coloro le quali hanno al loro interno capacità e risorse: addetti dedicati alla ricerca o laureati in organico. In sintesi – conclude Verganti – per quanto riguarda i servizi di base per l’innovazione, il mercato c’è, esiste, bisognerebbe renderlo più accessibile alle imprese definite ‘aspiranti'”.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore