Opa Microsoft e Yahoo, vista dalle società di analisi

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L’Opa da 44,6 miliardi di dollari sotto la lente di Gartner e altri analisti. Il board di Yahoo chiede un po’ di tempo per riflettere e valutare altre alternative. I dubbi sull’integrazione fra i due colossi

Per l’Opa da 44,6 miliardi di dollari su Yahoo, Microsoft ha scelto Blackstone e Morgan Stanley come advisor. Secondo il Financial Times, Microsoft sarebbe anche pronta a rivedere al rialzo l’offerta, anche se già l’Opa rappresenta un premio del 62% al valore di Borsa del titolo. Yahoo è volata del 48% a Wall Street, mentre Microsoft è calata del 7%. Del resto, in gioco c’è la possibilità di arrestare il predominio di Google nel mercato della ricerca online, ma soprattutto c’è la speranza di conquistare nuove fette del mercato dell’advertising online, un mercato da 40 miliardi di dollari di investimenti pubblicitari su Internet nel 2007 destinato a raddoppiare entro tre anni. Nel 2007 secondo eMarketer Google deteneva il 75% del mercato americano dell’advertising sui motori, contro il 9% di Yahoo!, e le briciole divise fra i restanti, Microsoft inclusa.
Bill Gates è già stato risoprannominato l’asso pigliatutto, e Steve Ballmer con questa Opa è tornato a essere il leone combattente di una volta.
Tuttavia si tratta forse dell’ultima carta per Microsoft nel mercato online: un jolly per scongiurare la recessione, le paure dei mercati, ma soprattutto per rilanciare Microsoft nel business dell’advertising.
La prima Opa ostile di Microsoft è sì faranoica come cifre e aspettative, tuttavia nasconde una debolezza, anzi due: Microsoft e Yahoo, se si uniranno in matrimonio, nella ricerca online non raggiungeranno ancora una volta le vette di Google. Uno più uno non fa sempre due, almeno nel business online.

Yahoo!, che nasce come esclamazione (l’acronimo di Yet Another Hierarchical Officious Oracle), intanto ha chiesto tempo: vuole valutare le opzioni strategiche, incluse le alternative. Colossi come Comcast, Viacom e General Electric potrebbero essere i concorrenti di Microsoft: e ricordiamo che solo pochi mesi fa, anche Rupert Murdoch ci aveva fatto un pensierino. Insomma Yahoo teme di rimanere soffocata, e cerca il suo spazio, anche in questa Opa, a cui sembra difficile dire di no.

Vediamo però cosa pensano le società di analisi dell’Opa di Microsoft su Yahoo. Dopo 18 mesi di trattative più o meno segrete (di cui Vnunet.it ha parlato a più riprese), Microsoft con una lettera aperta agli azionisti di Yahoo,
si è decisa per l’Opa. Si tratta di un matrimonio che s’ha da fare? Secondo Dan Farber & Larry Dignan di ZdNet, il matrimonio aveva senso un anno fa e lo ha ancora oggi, tuttavia si tratterà di un’integrazione non semplice: le sovrapposizioni sono immense (Yahoo ha acquisito Zimbra, un anti Office Live; i mercati dell’advertising; email, Im), anche se Microsoft scommette sulla critical mass (per generare traffico, aumentare l’audience e far crescere il valore per gli inserzionisti) e sull’innovazione (combinando i talenti e accelerando su video e mobile) per risvegliare entrambi i colossi, stracciati da Google per troppo tempo; inoltre i gruppi sapranno tagliare i costi. Per contro Microsoft non ha mai integrato un colosso delle dimensioni di Yahoo. Solo i client di messaggistica instantanea Yahoo IM e Windows Live Messenger sono già interoperabili.
Anche Gartner va coi piedi di piombo: le sinergie sono forti, ma ci sono perplessità sulla continuità operativa durante la fase di integrazione, che potrebbe far inciampare l’advertising online di entrambi; infine Gartner teme l’antitrust Usa e soprattutto Ue. Scettismo infine esprimono anche First American Funds e Canaccord Adams, secondo i quali è una mossa che non farà perdere il sonno a Google e che potrebbe far calare il titolo di Microsoft. L’integrazione sarà complessa, anche se farà accelerare le strategia Saas dei servizi online.

Solo pochi giorni fa al World Economic Forum di DavosBill Gates aveva detto: “Dobbiamo riuscire a stupirvi ancora. Dateci una chance, non guardate solo a quel che fa Google“. Ecco questa è l‘ultimo asso nella manica di Bill Gates, prima dell’addio di luglio per dedicarsi alla filantropia.
Ci ha voluto stupire ancora una volta, con una mossa che non guarda solo al passato (il software su desktop), ma ha gli occhi rivolti al futuro: Internet e il business online.
Nella Net economy quando il pesce grande mangia il pesce piccolo fila tutto liscio o quasi. Ma nella prima New economy, alla vigilia dello sboom, ci sono state fusioni imponenti poco felici come quella tra Aol, Netscape e Time Warner: il de profundis per Netscape, di questi giorni, è una prova terrena
del fatto che su Internet uno più uno non fa sempre due. Anche se bisogna dare atto a Microsoft che fu lei l‘artefice della fine di Netscape, mettendo Internet Explorer su Windows: il colosso di Redmond, anche quando è arrivato secondo, ha sempre saputo sfruttare l’effetto bundle e le integrazioni meglio di chiunque altro. Google è avvisata.

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