Nicholas Carr predice la fine dei dipartimenti It

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L’autore di “Does It matter?” torna con un nuovo contributo, sempre provocatorio nei confronti dei Cio

Riecco Nicholas Carr, quello che nel 2003 provocò non poco scompiglio, pubblicando sulla Harvard Business Review un articolo intitolato “Does It matter?”, nel quale si asseriva che gli investimenti in It non portano alle aziende vantaggi competitivi, poiché quando qualcuno adotta una nuova tecnologia anche i suoi concorrenti fanno lo stesso. Quel contributo ne fece il nemico giurato di diversi hardware e software vendor, come Microsoft, Intel o Hp, ma soprattutto dei Cio e degli altri professionisti che con l’It ci campano a vario titolo.

Ora, esce il nuovo libro di Carr, intitolato “The big switch: Rewiring the world from Edison to Google” e il numero di nemici nel settore, se possibile, è destinato ad aumentare. Si legge infatti nel volume: “Nel lungo periodo, il dipartimento It non è destinato a sopravvivere, almeno non nella forma a tutti familiare. Resterà poco da fare all’interno, quando il grosso del business computing sarà uscito dai data center. Le business unit e anche i singoli dipendenti saranno capaci di controllare direttamente l’elaborazione delle informazioni, senza bisogno di legioni di persone tecniche al fianco”.

L’assunto di Carr è che le società di utility computing rimpiazzeranno i dipartimenti It aziendali, un po’ come accadde con l’energia elettrica all’inizio del Novecento. Prima di quella rivoluzione, i proprietari di stabilimenti avevano in casa gli impianti di produzione delle’energia, ma l’avvento delle società di fornitura elettrica si dimostrò affidabile e capace di produrre risparmio, per cui le aziende smisero di tenersi in casa i generatori.

Qualcosa di simile dovrebbe accadere per l’utility computing, L’autore ammette che le società che lo offrono, oggi, devono ancora migliorare in termini di sicurezzam, affidabilità ed efficienza, ma Internet, in combinazione con la commoditizzazione di hardware e software, farà sì che questo modello possa sostituire quello client-server. E se vari dispositivi hardware, software o di rete sono già diventati commodity, anche molti professionisti It non si distinguono più gli uni dagli altri, secondo Carr, poiché eseguono compiti di gestione e manutenzione ordinaria simili in ogni azienda.

Fra i driver a favore dell’utility computing, si citano l’eccesso di capacità oggi esistente nei data center (se ne utilizza mediamente dal 25 al 50%) e l’alto consumo di elettricità (anche cento volte di più rispetto ad altri uffici commerciali). “La replica di decine di migliaia di data center indipendenti, che usano hardware simile, software simile e simili categorie di lavoratori ha imposto severi danni economici – scrive Carr –. La proliferazione di asset It in ogni settore dell’economia ha danneggiato i guadagni di produttività che derivano dall’utilizzo dell’automazione”.

L’autore del libro attribuisce a Google la leadership dell’utility computing. Questa azienda gestisce data center fra i più complessi e sofisticati oggi in circolazionee li usa per fornire soluzioni come Google Apps, che competono direttamente con le tradizionali applicazioni client-server. Altre società citate come potenziali leader sono Salesforce.com, Amazon, Savvis (automazione delle implementazioni It) e 3Tera (AppLogic automatizza la creazione e gestione di complessi sistemi aziendali. Certo, aziende come Oracle, Sap, Microdoft, Ibm, Hp o Emc stanno adattando le proprie offerte alla nuova era: “Ma queste aziende farebbero bene a studiarsi i casi di General Electric e Westinghouse – si legge nel testo di Carr -. Esse un tempo facevano soldi vendendo componenti elettriche di produzione e sistemi alle singole società. Questo business è scomparso con l’avvento dei fornitori esterni di energia, ma le due aziende hanno saputo reinventarsi”.

Il futuro dei professionisti It, in questo contesto, è perlomeno grigio. Secondo il saggista americano, verrà un tempo in cui per gestire tutte le operazioni connesse all’informatica basterà una persona seduta a un pc, che invia semplici comandi via Internet a una utility remota. Già oggi aziende come YouTube, Skype o Craigslist gestiscono la proprie attività con minimo personale It, pur offrendo servizi a milioni di persone.

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