Nel Nord-Est comanda l’imprenditore e la sua famiglia

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Durante una tavola rotonda al Cisco Expo 2008, un’indagine commissionata da Cisco all’università Ca’ Foscari ha evidenziato quattro modelli organizzativi delle imprese che vedono, al centro, il ‘padrone’

Capire i modelli imprenditoriali delle Pmi del Nord-Est in base alle differenze dimensionali. Questo è stato l’obiettivo della ricerca “Dall’economia dell’esperienza all’economia della conoscenza diffusa: è questa la nuova sfida per le Pmi” realizzata dal professore Ferdinando Azzariti dell’università Ca’ Foscari di Venezia in collaborazione con Cisco e che ha avuto come campione 250 piccole e medie aziende di Veneto, Friuli e Trentino Alto Adige appartenenti a diversi settori merceologici.

Dall’indagine sono emersi quattro modelli organizzativi accomunati da una persistente e forte centralità del ruolo dell’imprenditore o della famiglia imprenditoriale di riferimento. Queste figure sono il centro decisionale ultimo e hanno una chiara visione delle strategie, presidiano i mercati e colgono pienamente il valore dell’organizzazione che si basa su modelli semplici, incentrati su poche funzioni e un numero limitato di manager, legati da un rapporto di fiducia ma con un basso livello di delega.

Il campione è stato definito per classi di addetti, secondo una suddivisione dimensionale che ha poi trovato riscontro in quattro differenti modelli imprenditoriali: la Band, la Compagnia di Ventura, la Tribù Mobile e il Villaggio Globale.

La Band è una realtà da 1 a 9 addetti (corrisponde al 10% delle imprese intervistate), spesso di recente creazione, che opera su mercati locali e con una struttura decisionale centrata sull’imprenditore. Questa tipologia di impresa non effettua ricerca e sviluppo, non certifica brevetti e usa strumenti informatici semplici. Non ha nemmeno scambi culturali con università e parchi scientifici. Quasi la totalità del campione non dispone di una rete Ip, non ha personale It e per soddisfare le proprie esigenze informatiche si rivolge a software house. Non utilizza strumenti di collaboration o videocomunicazione ma si avvale dell’instant messaging e di Skype. E’ l’unico modello a fare un massiccio affidamento a Internet per la comunicazione con i clienti (90% dei casi). Opera prevalentemente a livello regionale

La Compagnia di Ventura è un’impresa da 10 a 49 addetti (18% del campione) e vede anch’essa una forte presenza dell’imprenditore e della sua famiglia, ma anche di alcuni responsabili di funzione, in genere provenienti da aziende più grandi con lo scopo di far fare un salto di qualità all’impresa stessa. Tale realtà opera quasi esclusivamente sul mercato italiano con una struttura organizzativa semplice. In questa tipologia di impresa, solo il 30% del campione considera importante ottenere nuovi brevetti e in tale senso investe il 2-3% del fatturato. Il 25% ha scambi con università e il 10% con parchi scientifici ma solo a scopo di stage. Il 55% del campione utilizza un Erp e solo il 10% si è dotato di una rete Ip. Una sola persona si occupa dell’It, il resto è affidato a software house e l’investimento in It rappresenta al massimo l’1% del fatturato e rimarrà invariato nei prossimi anni. Per la comunicazione interna ed esterna utilizza l’e-mail e il telefono aziendale. Queste imprese ritengono che la collaboration e la videoconferenza siano una “moda” e un costo, pertanto non vengono utilizzate.

Dal canto suo, la Tribù Mobile annovera quelle imprese con un numero di addetti compreso tra 50 e 99 (36% del campione) e vede al centro della gestione la famiglia imprenditoriale. Sono presenti alcuni responsabili di funzione per il mercato italiano ma la proiezione è verso l’Europa. L’imprenditore rimane comune il depositario della visione strategica.
Il 50% delle imprese di questa categoria presta grande attenzione a brevetti e ha alcuni dipendenti dedicati alla ricerca e allo sviluppo (nel 10% de casi si arriva addirittura a team di 8 persone): in questo ambito investe una cifra compresa tra il 4 e l’8% del fatturato. Il 90% delle aziende ha scambi con università ma a puro scopo di stage, il 35% ha un dialogo con i parchi scientifici.
L’Erp (75% dei casi) è lo strumento informatico più diffuso, ma solo il 5% usa anche prodotti per Crm. La rete Ip è presente nel 75% del campione di riferimento e nel 10% dei casi integra anche completamente la rete telefonica, mentre nel 35% delle imprese il modello usato è ibrido. E’ presente una struttura It composta da un massimo di tre persone, ma il 15% della Tribù Mobile si avvale dell’outsourcing.L’investimento annuo in It varia tra l’1 e 2,5% del fatturato. In queste aziende è molto limitato l’uso di messaggistica, collaboration e videocomunicazione perché ritenute non strategiche. Pressoché nullo nel 60% dei casi l’interesse verso la convergenza video/voce/dati.

Completa il panorama il Villaggio Globale (da 100 a 250 addetti), che è composto da due sottocategorie: tascabile, che comprende le imprese dove il titolare è ancora l’unico punto di riferimento e che operano a livello europeo; esteso, cui fanno riferimento strutture articolate composte da manager e responsabili di funzione e che operano a livello mondiale.
Com’è facile intuite, grande attenzione è posta alla ricerca e allo sviluppo (si va da un minimo di 2 a un massimo di 40 persone dedicate), dove si investe fino al 2% del fatturato annuo. Molto attivi anche gli scambi con università e parchi scientifici.
Diffuso l’uso di Erp (85% dei casi) e Crm (15%) e anche di reti Ip (90%).Scarsa l’integrazione della fonia nell’Ip (15%). Di nuovo, molto limitato l’uso di messaggistica, collaboration e videocomunicazione perché ritenute non strategiche.
Alta la propensione alla sostituzione del telefono con applicazioni It emergenti (75% nel caso “tascabile” e 85% nell’”esteso”), ma non è prevista a breve la migrazione verso la convergenza video/voce/dati.

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