Lo storage non si vede più: è virtualizzato

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Gli esperti hanno individuato nella virtualizzazione uno dei quattro elementi chiave di una rete di storage di livello aziendale, insieme alla gestione di rete e risorse, alla gestione dei dati e alla gestione delle policy

Quando le prime idee e le tecniche di virtualizzazione dello storage si spostarono dai mainframe – l’ambiente in cui hanno trovato largo e consolidato impiego – nel moderno e rutilante mondo delle reti It, molti ne salutarono l’arrivo indicandole come la terra promessa delle tecniche di gestione dello storage.
Il concetto e la teoria sono semplici. La virtualizzazione permette di aggiungere capacità di storage usando dischi e nastri di tipo economico e di gestire in modo dinamico queste risorse come un insieme virtualmente unico, senza dover badare a dove si trovano fisicamente.

In tema di virtualizzazione sono arrivate da subito le proposte di livello enterprise di giganti come Ibm, Hp, Emc, seguite subito dopo da molti vendor più piccoli che spesso erano in grado di offrire sono un componente o un altro di hardware e software legato alla virtualizzazione.

Gli esperti hanno individuato nella virtualizzazione come uno dei quattro elementi chiave di una rete di storage di livello aziendale, insieme alla gestione di rete e risorse, alla gestione dei dati e alla gestione del policy.
Storicamente Emc, Network Appliance e altri hanno offerto soluzioni di virtualizzazione dello storage a livello di disk array e o di hardware, mentre altre aziende come Veritas-Symantec si sono concentrate sul livello host. Nel frattempo sono cresciute altre realtà, come Falconstor, che hanno iniziato a offrire soluzioni a livello di rete. Ne sono nati nel contempo diversi modi di intendere ed usare la parola virtualizzazione con l’unico risultato di confondere spesso gli utenti attratti dalla semplicità del concetto e dalle sue promettenti prospettive.
Alcune soluzioni come i tool di gestione di Onaro, da pochi giorni definitivamente acquisita da Network Appliance, oppure Smarts di Emc oppure ancora Storage Essentials di Hp o HiCommnad di Hitachi Data Systems si dedicano alla gestione della coppia dati-applicazione ed essendo in grado di gestire lo storage non solo nel contesto delle loro offerte stanno guadagnando una crescente popolarità.

Per ottenere una reale ottimizzazione dei data center la tecnologia che sta accentrando su di sé gli interessi degli esperti è la virtualizzazione dello storage.
Attorno alle virtualizzazione dello storage ruota il futuro dei data center di nuova generazione proprio per la sua capacità di combinare tra loro diversi sistemi fisici – spesso di fornitori differenti – in un unico pool logico di risorse collettive che possono essere gestire e messe a disposizione dell’infrastruttura It (provisioning) in modo più facile. Una soluzione tecnologica considerata ormai adulta in un momento in cui per molte grandi utenze è arrivato il momento del completo ammortamento dei loro primi investimenti in San.

E’ una scadenza che può portare con sé una serie di problemi di migrazione dei dati e che mette spesso gli It manager di fronte alla scelta di servirsi di servizi professionali acquisiti dall’esterno oppure prevedere ampi momenti di downtime.
Invece molte soluzione, tra cui possiamo citare Ipstor di Falconstor Software, San Volume Controller di Ibm o Tagmastore Usp di Hitachi Data System – possono essere una soluzione promettendo di compiere le procedure di migrazione dei dati in background.

Non meno importante è la possibilità che la virtualizzazione offre di aiutare le organizzazioni a riutilizzare sistemi di storage ormai alla fine del loro ciclo di vista nel nuovo ruolo di storage di livello inferiore o di target di backup per i vari snapshot.
Ma sono gli obiettivi di flessibilità e migliore utilizzo delle risorse che attirano gli utenti verso la virtualizzazione dello storage: si possono comprare dischi più economici , riservando quelli delle grandi marche per il sistema in produzione. Soprattutto in ambienti di produzione misti gli esperti stimano una crescita di spazio di disco disponibile che dal 40% può salire fino al 79%, se non all’80%, grazie alla virtualizzazione.
Se poi si fa ricorso a sistemi software di archiviazione come Email Extender di Emc o Enterprise Vault di Symantec o iLumin di CA è possibile ottenere il trasferimento di dati dai disk array di produzione ad alte prestazioni verso quelli basso costo in modo automatico con la semplice implementazione di policy prestabilite.
Se questo non bastasse, le tecnologie di deduplicazione, di cui Network News si è già occupata (www..networknews.it/it/specialreport/2007/11/20/le_promesse_della_riduzione_dei_dati_ridondanti e www.networknews.it/it/specialreport/2007/11/26/deduplicazione_nello_storage__come_funziona_e_quanto_fa_risparmiare), possono provvedere a ridurre la quantità di dati ridondanti, un’altea ottimizzazione che va per la maggiore nel mondo del backup. Che la soluzione sia di Data Domain, di Diligent, di Falconstor o Quantum i rapporti di riduzione dei file di backup vanno da 20 o 30 a uno. E quando si parla di Terabyte, la cosa non è poco.

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