L’Europa può fare di meglio in materia di riciclaggio

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Il 40% dei prodotti tecnologici di taglia più grande sono recuperati e riciclati ma il tasso scende in parallelo con la dimensione del dispositivo.

In materia di riciclaggio degli scarti elettronici, l’Europa può certamente migliorare. La constatazione arriva da uno studio dell’Università delle Nazioni Unite, patrocinato dalla Commissione Europea, che evidenzia la disparità delle politiche di riciclaggio, a seconda della natura degli apparecchi elettronici. Solo il 25% degli apparecchi domestici medi e il 40% di quelli più grandi sono recuperati o riciclati, secondo lo studio. Fatto più allarmante, il tasso di riciclaggio dei dispositivi più piccoli, come i lettori mp3 avvicina, a parte qualche eccezione, lo zero. Queste considerazioni vanno messe in relazione con la crescita complessiva dei consumi in Europa, con 10 milioni di tonnellate di “rifiuti” elettronici prodotti nel 2005 e 12,3 milioni previsti per il 2020. Oggi, solo 2,3 milioni sono recuperate.

Va notato che una direttiva europea del 2002, battezzata Weee (Waste Electric and Electronic Equipment), ha già posto le basi pratiche per il riciclaggio. In base a questo testo, ogni nucleo europeo dovrebbe riciclare 4 kg di prodotti elettronici, in modo da attuare un politica sana in materia. Tuttavia, se questo obiettivo appare realizzabile nei paesi più sviluppabili, è illusorio pensare di poterci arrivare nelle realtà più povere, come molti dei nuovi membri dell’Ue.
Fra le barriere citate al miglioramento, troviamo problemi di accesso ai punti di raccolta per lo smaltimento, differenze culturali, localizzazione geografica e i meccanismi, tanto politici che economici, legati al riciclaggio.

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