L’Europa potrebbe presto soffrire di penuria di informatici

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Nel 2010, si stima che saranno necessari 250mila professionisti, ma ce ne saranno a disposizione solo 180mila

Stando alle stime del Consorzio europeo del professionisti delle tecnologie dell’informazione, nel 2010 le imprese del Continente dovrebbero aver bisogno di reclutare 250mila informatici, ma sul mercato ne saranno a disposizione solo 180mila. Il Consiglio europeo dei professionisti delle tecnologie dell’informazione (Cepis) ha elaborato differenti tipi di scenari per identificare se ci sarà o meno penuria di competenze informatiche da qui al 2010 e fino al 2015. Lo studio è stato realizzato con la collaborazione del Manchester Institute of Innovation Research e con Eurochambre, ottenendo previsioni basate su differenti criteri, come il tasso di sviluppo dell’innovazione (rapido o moderato), la crescita economica (positiva o aleatoria) e il peso dell’offshore (moderato o elevato).

Con un clima economico favorevole, nel 2010 le imprese europee dovrebbero necessitare di 250mila specialisti, ma il mercato sarà in grado di fornirne solo 180mila. Peggio andranno le cose più avanti, poiché nel 2015 la domanda annuale dovrebbe attestarsi sui 129mila professionisti, mentre l’offerta sarà in caduta libera e potrà proporre solo 51mila specialisti. Qualora, invece, il contesto economico fosse meno favorevole, le previsioni del Cepis non sono più ottimistiche. Nei prossimi tre anni, dovrebbero mancare all’appello comunque 38mila risorse. La stima dei bisogni delle imprese europee è stimato a 70mila informatici all’anno.

Per prevenire i rischi di penuria e mettere in guardia contro la tendenza attuale a sottostimare il fenomeno, il rapporto del Cepis suggerisce alcune indicazioni. Viene auspicata aumento della globalizzazione delle attività It. Allo stesso tempo, viene raccomandata una miglior comprensione dei livelli di competenza dell’It in Europa, tanto nelle industrie quanto nelle amministrazioni pubbliche, tanto sul piano quantitativo che qualitativo. Da ultimo, il consiglio è di avviare iniziative come la gestione preventiva dell’occupazione e delle competenze, per anticipare i futuri bisogni di competenze hi-tech in Europa.

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