Le aziende europee sfruttano ancora poco il loro patrimonio di dati

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Secondo un’indagine di Hp, nove It leader su 10 pensano che si possa fare di più

Circa il 92% dei principali decision maker dell’It in Europa pensano che le loro aziende non stiano completamente sfruttando i vantaggi competitivi connessi ai dati in loro possesso. Il dato emerge da un’indagine condotta da Hp e presentata nel corso del Gartner Bi Summit di Amsterdam.

La survey ha rilevato come i partecipanti siano generalmente insoddisfatti sulla qualità e il rilascio delle informazioni all’interno della propria organizzazione, con un 67% che ha ammesso di trovarlo povero e inconsistente. In aggiunta a questo, il 69% ritiene di non ottenere la quantità di informazioni necessaria a prendere decisioni di business, mentre solo il 7% si ritiene soddisfatto.

Il problema sembra essere di natura soprattutto economica. Molte aziende, infatti, siedono su miniere d’oro di dati, ma non effettuano gli investimenti necessari per estrarre valore dalle informazioni. I responsabili It, tuttavia, pur riconoscendo il potenziale vantaggio competitivo, stentano a investire sui dati anche per ragioni di complessità e allineamento al management. Manca, nel 70% dei casi, la capacità di trasformare i dati in visioni di business e svilupparne il potenziale. Le ragioni sono diverse: l’80% del campione ritiene che l’implementazione di nuovi sistemi sia troppo complessa, il 75% concorda sulla difficoltà di evidenziare un valore di business per l’investimento e il 74% lamenta la presenza di repository di dati dispersi e mal gestiti.

L’indagine è stata condotta su 234 imprese, nella persona di decision maker nel business o nell’It. Anche l’Italia ha partecipato, oltre a Regno Unito, Francia e Germania.

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