La svolta di Bmc verso la virtualizzazione

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La strategia legata al Business Service Management si amplia con l’acquisizione di BladeLogic e punta a sfruttare una delle tendenze forti del mercato

Potrebbe essere una fase storicamente importante nel cammino evolutivo di Bmc. L’azienda americana ha intrapreso da tempo un percorso di passaggio dalla pura fornitura di prodotti di system management a un concetto più esteso e articolato come quello del Business Service Management (Bsm). I risultati sembrano averle dato finora ragione, ma l’attuale interesse che molti nutrono nei confronti della virtualizzazione potrebbe essere un volano non indifferente per una piena affermazione del Bsm. Di questa opportunità è convinto Peter Armstrong, corporate strategist di Bmc, di recente intervistato da Data Business: “Basta vedere la partecipazione di gente agli eventi di VmWare per capire quale fermento ci sia intorno alla virtualizzazione. A livello pratico, però, in produzione ancora ci sono pochi esempi concreti, perché i Cio ancora pensano di non avere un sufficiente controllo sulle varie componenti di un data center, dalle licenze al monitoraggio, per arrivare alla compliance”.
In sostanza, nella visione di Bmc, la strada verso un data center del futuro del tutto virtuale e dinamico è ormai segnata, se non altro per ragioni di risparmio sui costi e razionalizzazione di risorse oggi disperse, ma il cambiamento va gestito: “Anche i carichi di lavoro, in questo contesto, si muovono dinamicamente spiega Armstrongma occorre poter decidere con sicurezza quali workload possono lavorare insieme e, più in generale, controllare il change management. Chiunque sia partito con un test, si è già reso conto che sono necessari conoscenza e capacità di controllo che competono al Bsm”.

Può essere per questo motivo che, come ha confermato una recente indagine di Forrester, molte aziende appaiono oggi più propense ad azioni di consolidamento piuttosto che di virtualizzazione. Per Armstrong, si tratta di due step diversi dello stesso percorso e l’uno è destinato a portare all’altra. “La politica dei piccoli passi è quella maggiormente esplorata anche in Italia – aggiunge Bettina Giordani, country manager di Bmc -. Ecco perché diverse grandi aziende partono, ad esempio, dal monitoring, ma ragionano già in termini più complessivi, cercando di individuare e progressivamente eliminare gli eccessi di dispersione e programmando le attività in ottica di Sla”.

La fase evolutiva di Bmc, tuttavia, passa anche per le acquisizioni, più o meno orientate a complementare l’attuale strategia. L’ultima della serie è quella di BladeLogic, che, a un primo esame, può apparire un diversivo rispetto al percorso compiuto finora. Pur essendoci in essere una collaborazione di lunga data, l’azienda acquisita si occupa in realtà di automazione dei data center. Analizzandola in profondità, invece, si può scoprire come, in fondo, si tratti di una mossa astuta, pensando alla direzione che il Bsm, in particolare l’infrastructure management, sta prendendo in questa fase. Secondo la stessa Bmc, a livello mondiale le aziende spenderanno quest’anno 140 miliardi di dollari in eccesso per la gestione dei data center.

La possibilità di combinare capacità di Bsm con un motore di esecuzione dell’automaziome è, dunque, un asset in grado di catturare l’attenzione, soprattutto dove l’It viene già analizzata dalla prospettiva del valore di business. “La governance dell’It e un approccio improntato all’It Service Management – chiude Armstrong – sono elementi che già da tempo stanno orientando gli investimenti delle aziende. Ma l’anello del legame con gli imperativi di business ancora sfugge in molti casi. Poter applicare l’automazione ad alcuni aspetti su questo fronte aiuta a ridurre i costi e a concentrarsi sul rilascio di servizi focalizzati sul business”.

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