La riforma del credito al consumo

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Una nuova direttiva del Parlamento europeo abbatte i confini tra i Paesi membri liberalizzando offerte e contratti transfrontalieri, ma impone precise norme in termini di pubblicità e chiarezza dei contratti

Data storica quella dello scorso 16 gennaio per il credito al consumo. Il Parlamento europeo ha approvato il testo di una direttiva che sancisce una serie di obblighi per gli istituti di credito sull’informazione ai consumatori, nella pubblicità e nella fase precontrattuale: l’obiettivo è agevolare la ricerca dell’offerta più conveniente. D’altro canto, chi ricorrerà al credito avrà il diritto di recedere dal contratto entro due settimane senza giustificazioni e di rimborsare in anticipo gli importi dovuti versando un indennizzo. Tutti gli Stati membri dovranno adeguarsi alle nuove norme entro la primavera del 2010.

Il legislativo intende dar vita a un mercato unico del credito ai consumatori, eliminando quelle barriere che oggi impediscono di effettuare offerte e contratti transfrontalieri. La direttiva mira ad assicurare un alto livello di protezione, una corretta informazione dei consumatori e migliorare la chiarezza della legislazione comunitaria, fondendo insieme le tre direttive esistenti in materia di credito ai consumatori.

La direttiva dovrà applicarsi ai contratti di credito che contemplano generalmente il pagamento di interessi, ma non a quelli garantiti da un’ipoteca sui beni immobili e terreni. Il compromesso ha stabilito inoltre che sono esclusi i crediti per un importo totale inferiore a 200 euro o superiore a 75.000 euro.

Sono esclusi anche altri contratti di credito, fra i quali quelli di locazione o di leasing che non prevedono obbligo di acquisto, la concessione di scoperto da rimborsarsi entro un mese e i crediti che non prevedono il pagamento di interessi o altre spese. Sono anche esclusi i crediti concessi dal datore di lavoro ai dipendenti senza interessi o a tassi preferenziali, quelli relativi alla dilazione, senza spese, del pagamento di un debito esistente e quelli concessi, senza interessi o a tassi di favore, a un pubblico ristretto con finalità di interesse generale.

Le classiche carte di credito rientrano nel campo d’applicazione della direttiva, non ne fanno invece parte le carte di debito differito, che prevedono il rimborso del credito entro tre mesi e le cui spese sono irrilevanti (carte ricaricabili).

La direttiva prevede anche disposizioni dettagliate riguardo l’informazione di base che deve essere fornita ai consumatori prima della conclusione di un contratto di credito, sia per quanto concerne la pubblicità sia la fase precontrattuale. In concreto, quello che intende raggiungere la nuova direttiva è la maggiore chiarezza possibile nelle comunicazioni promozionali e contrattuali. Le informazioni devono essere fornite mediante un modulo standard uguale per tutta l’Ue, il cui contenuto è definito dalla direttiva stessa.

Tali informazioni devono inoltre contemplare un avvertimento circa le conseguenze dei mancati pagamenti, le garanzie richieste, l’esistenza o l’assenza del diritto di recesso e del diritto al rimborso anticipato. I consumatori hanno anche il diritto di richiedere e ricevere gratuitamente copia della bozza del contratto di credito, del diritto del creditore a ottenere un indennizzo e le relative modalità di calcolo.

Prima della conclusione del contratto di credito, il creditore dovrà valutare il merito creditizio del consumatore sulla base di informazioni adeguate, eventualmente fornite dal consumatore stesso oppure, ove necessario, ottenute consultando la banca dati pertinente.

La direttiva prevede che il consumatore disponga di un periodo di quattordici giorni di calendario per recedere dalcontratt
o di credito, senza dover fornire alcuna motivazione. Per avvalersi di tale diritto, il consumatore deve informare il creditore e pagare il capitale e gli interessi dovuti a partire dalla data di prelievo del credito fino alla data di rimborso del capitale. Il tutto non oltre 30 giorni dall’invio della notifica del recesso. Il creditore non ha diritto a nessun altro indennizzo.

È stato infine trovato un compromesso che, in caso di rimborso anticipato, attribuisce al creditore il diritto a un indennizzo, che non potrà superare l’1% dell’importo del credito rimborsato in anticipo, se il periodo che intercorre tra il rimborso anticipato e lo scioglimento previsto dal contratto di credito è superiore a un anno. Se il periodo non è superiore a un anno, l’indennizzo non può superare lo 0,5% dell’importo del credito rimborsato in anticipo.
Una volta entrato in vigore il nuovo testo, tutti i consumatori dell’Unione europea potranno disporre delle stesse informazioni sui tassi d’interesse, l’importo delle mensilità, o ancora il costo dell’assicurazione. E scegliere l’offerta migliore dovunque in Europa.

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