Iona, un “piccolo” all’attacco delle Soa

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Alcune recenti acquisizioni hanno evidenziato il segno di un’evoluzione verso
uno dei temi tecnologici di maggior attualità, anche in Italia, fra le grandi
aziende. Ce la descrive il managing director Southern Europe di Iona, Massimo
Cazzaniga.

Molto è cambiato in casa Iona negli ultimi tempi. Il progresso in direzione delle Soa è ormai un dato di fatto, ma, soprattutto grazie ad acquisizioni messe a segno nella prima parte del 2007, l’azienda è ora in grado di posizionarsi come player con un’architettura distribuita, sviluppi proprietari e open source. Il recente rilascio di Artix 5, suite avanzata per le infrastrutture Soa aziendali, è il segno di questo progressivo mutamento di pelle. Per capire meglio come si sostanzia il cambiamento e quali effetti sono prevedibili per le attività locali, abbiamo incontrato il managing director Southern Europe di Iona, Massimo Cazzaniga.

Quali sono i passi che hanno portato ad Artix 5 e le novità sostanziali della suite?

Abbiamo portato a termine due acquisizioni importanti negli ultimi mesi. Quella di C24, in particolare, ci ha permesso di integrare Artix Data Services nella suite, aggiungendovi così nuove componenti per le Soa distribuite, funzioni di validazione, arricchimento e trasformazione dei dati. Abbiamo, inoltre, acquisito anche LogicBlaze, che ci ha consentito di rafforzare la nostra posizione nel campo delle soluzioni open source. In questo modo, il percorso di Artix e quello open source, che abbiamo sviluppato da tempo con l’ambiente Celtix, si possono fondere per offrire un’architettura distribuita fatta di componenti commerciali e aperte, tutte interoperabili fra loro. Artix 5 è un passaggio di questa evoluzione ne rafforza la maturità. Gli arricchimenti vanno in tre direzioni fondamentali, ovvero la produttività degli sviluppatori, le performance e la flessibilità architetturale. Oltre all’integrazione di Artix Data Services, va segnalato il nuovo generatore di codice WsdlsGen, che consente di automatizzare buona parte dello sviluppo. A questo si aggiunge l’evoluzione in direzione dell’orchestrazione, con il supporto di Bpel 2.0 per Artix Mainframe 5.0.

Si può considerare il vostro percorso come una conversione dal middleware alle Soa, quindi dal livello intermedio delle infrastrutture It a quello più strettamente architetturale?

In realtà abbiamo sempre avuto una logica orientata ai servizi, fin dai tempi in cui ci occupavamo di Corba. Quella che abbiamo intrapreso verso le Soa è una strada evolutiva e di approfondimento, sulla base delle richieste che arrivavano dal mercato. Le architetture orientate ai servizi richiedono un cambiamento che investe tutta l’azienda e non solo l’It. Iona si inserisce nel processo evolutivo con componenti che cercano in tutti i casi possibili di valorizzare quanto già esiste in azienda. In generale, proponiamo progetti specifici, tempi definiti, obiettivi di business, capacità di tradurre tutto in Roi. Si tratta di un approccio di tipo incrementale, che non impone nulla, ma consente all’It di adattarsi al cambiamento più organico dell’azienda.

Come vi posizionate soprattutto rispetto ai grandi nomi del settore It, che stanno spingendo molto sulle Soa?

Indubbiamente, nomi come Ib, Hp, ma anche Oracle, Bea o Tibco, c’è una competizione diretta. Noi ci differenziamo per l’approccio che fa da complemento alle soluzioni esistenti e abbiamo esempi italiani, come quelli di Vodafone, Trenitalia e Poste Italiane, che sono lì a testimoniare quale sia il nostro modo di lavorare. Con una Hp molto focalizzata sulla governance ci potrebbe anche essere un’integrazione e lo stesso può valere per aziende come Ca o Bmc, che hanno una solida base installata. Rispetto a un’azienda come Ibm, che fa un po’ tutto, ci differenziamo per un approccio più orientato agli standard.

Abbiamo sottolineato come il mondo Soa richieda un cambiamento culturale nell’approccio ai processi di business da parte delle aziende. Voi siete in grado di supportarle anche dal punto di vista della consulenza strategica e organizzativa?

Da tempo non offriamo più solamente la soluzione tecnologica, ma sappiamo analizzare i requirement di business e spieghiamo come può essere utilizzato un repository, cosa va inserito negli Sla e così via. Però, ci fermiamo qui e non arriviamo alla consulenza strategica, anche perché non siamo strutturati per farla. Possiamo comunque cogliere le esigenze delle aziende, che cambiano a seconda dei settori di appartenenza. Nella Pa, per esempio, c’è molta attenzione per la comunicazione fra enti e interlocutori esterni o partner, mentre nel finance si punta sui dati e le tematiche connesse.

Qual è il vostro target e come vi state muovendo in Italia?

Ci interessano prevalentemente le grandi aziende, in settori come le telecomunicazioni, il finance, la Pa e i servizi. Il nostro obiettivo, in questo momento. È di rafforzare la posizione acquisita con i clienti esistenti e trovare lo spunto, con i nuovi prodotti, per acquisirne di nuovi. Questo è un compito che sviluppiamo con i partner, che qui sono soprattutto system integrator.

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