Innovazione digitale: al via il forum Idc 2008

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Apre oggi l’Innovation forum 2008. All’evento di inaugurazione, i dati emersi dal terzo rapporto del forum dell’innovazione digitale fotografano l’Italia fanalino di coda sulla spesa It mentre in vetta alle esportazioni legate al made in Italy

Innovare e conservare. Due termini apparentemente contrapposti che lasciano spazio a qualche perplessità e riflessione sulla loro intercambiabilità. E proprio su questi due termini si è concentrata la chiusura della prima giornata dell’Innovation forum 2008 di Idc, da parte di Vittorio Sgarbi, assessore alla cultura del comune di Milano, che è tornato sulla recente polemica con il sindaco di Firenze.

Durante la giornata inaugurale tenutasi alla Rotonda della Besana di Milano (i lavori proseguiranno fino a sabato 15 marzo), è stato presentato il terzo rapporto del forum dell’innovazione digitale. Infomobilità, efficienza energetica e potenziamento del made in Italy, sono alcuni dei punti cardine su cui l’Italia dovrebbe riflettere e iniziare a costruire un percorso più serio.

Si, perché Roberto Masiero, presidente Idc Emea e Ww conferences ha sottolineato come, di fronte a dati negativi sull’innovazione tecnologica in primis, che mandano l’Italia in coda alle classifiche europee e peggio ancora mondiali, un cavallo di battaglia resta ancorato al nostro paese: l’export. Il rapporto evidenzia come la buona performance registrata dalle esportazioni negli ultimi due anni conferma il recupero di competitività da parte di quelle imprese dinamiche che si sono affermate come leader mondiali nei settori del made in Italy inteso in senso allargato come, per esempio, l’agroalimentare, la moda, i beni per la casa, la meccanica, i mezzi di trasporto e la meccatronica.

Uno spunto di riflessione interessante che sottolinea anche Masiero è legato al fatto che dietro questo successo ci siano anche molte piccole e medie imprese la cui capacità innovativa è sostenuta da un investimento in ricerca, definito, come sommerso, cioè che sfugge alle statistiche. Scorrendo le pagine del rapporto, tuttavia, non ci si può esimere dall’osservare un andamento preoccupante: il gap di innovazione digitale sulla base dell’incidenza della spesa It sul Pil italiano. Si tratta di un valore sotto la media europea, 1,71 contro 2,71.

Masiero sottolinea come questo gap sia solo la punta di un iceberg che nasconde un fenomeno più vasto, cioè quello delle barriere che impediscono o rallentano la mobilità delle idee, le conoscenze e le competenze. Per questo, forse, premere sul pedale dell’acceleratore dei processi di innovazione digitale, potrebbe portare a una spinta tale da ridurre proprio il gap dell’innovazione in generale.

E di questo ne è convinto anche Jacques Attali, president commission pour la liberation de la croissance francaise, che, nel suo intervento, ha citato spesso le parole nuove tecnologie, l’innovazione, l’apertura all’export, il ruolo delle università e quello dei ricercatori, come fattori chiave di sviluppo dell’economia.

Su quest’ultimo punto anche Giacomo Vaciago, economista e presidente del forum dell’innovazione digitale, non ha usato mezzi termini: “C’è bisogno di recuoperare i tempi perduti e sudiare un sistema meritocratico più serio per poter guardare avanti con più ottimismo”. Attali, si è anche soffermato sulla questione imposte e tasse, che bloccano la creatività e la spinta all’innovazione delle imprese. Parlando del sistema-paese Italia, Attali auspica interventi anche per la questione legata al digital divide, non risolvibile senza l’intervento dello stato e applaude al web 2.0.

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