Il futuro delle Pmi è nelle mani dell’imprenditore

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Chi è alla guida dell’impresa deve sapere innovare i prodotti e l’approccio
al mercato. Questo l’esito della tavola rotonda ?Piccole e Medie imprese: quali
modelli organizzativi?

Quali sono le sfide legate alle nuove tecnologie e ai processi di globalizazzione? Quali modelli organizzativi può adottare una piccola e media impresa per avere successo in nuove posizioni di mercato e far fronte alla crescente competitività? Questi sono stati i temi oggetto della tavola rotonda ?Piccole e Medie imprese: quali modelli organizzativi? organizzata da Edizioni Este.

?Finalmente non si parla più di declino – ha esordito Paolo Preti, direttore master piccole e medie impresa Sda Bocconi -, anzi sta iniziando la terza fase di sviluppo del nostro Paese, che consacrerà le Pmi non più in forme associate come il distretto ma come singola realtà, che ruotano attorno alle capacità dell’imprenditore. Nei prossimi anni i protagonisti saranno proprio la Pmi e l’imprenditore?.

Secondo Preti, in questa terza fase ?sarà fondamentale il passaggio da una strategia legata al costo a una ancorata a innovazione, qualità e servizi, decisamente più vincente per il futuro. L’innovazione va intesa come grande capacità di cambiamento, ossia come modo completamente diverso di approcciare il mercato, puntando sui settori medio-alti. In tutti i mercati in cui si trova a operare una piccola e media impresa sarà fondamentale saper gestire un innalzamento della qualità del prodotto, entrando in una logica di specializzazione che porta a fare sempre meglio quello che si sa fare?.

Rossella Sirtori, presidente Confindustria di Lecco e consigliere delegato e azionista di maggioranza dell’azienda metalmeccanica Sircatene, ha sottolineato che il principale difetto dell’imprenditore è di rimanere chiuso in azienda. ?Quando la nostra impresa si è trovata a fronteggiare un momento di crisi e la forte competitività del mercato cinese e indiano ? ha sostenuto Rossella Sirtori – non abbiamo cercato di confrontarci con altri imprenditori, altri mercati o con il mondo universitario perché non avevamo appeal per loro. Per uscire dalla crisi ed essere più competitivi, ci siamo concentrati sull’innovazione di prodotto. Abbiamo poi creato un’organizzazione produttiva più snella e dinamica. Abbiamo puntato sulle risorse umane, cercando di superare l’incapacità dell’imprenditore di delegare, tentando di darci una visione più imprenditoriale ossia aumentando il numero di manager in azienda per favorire la crescere?.

?L’imprenditore è ancora solo nelle sue responsabilità, nelle sue scelte, nell’affrontare i mercati – ha proseguito Sirtori -. Purtroppo, le aziende italiane vanno all’estero con il gap di un sistema paese che non c’è. Partiamo sempre con un punteggio inferiore rispetto ad altre nazioni?.

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