Il futuro della tracciabilità europea

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Bruxelles ha rilasciato le linee guida per la diffusione della tecnologia Rfid, pur senza emettere una legislazione specifica

Nel 2006 sono stati venduti in Europa 600 milioni di tag Rfid, quasi tutti passivi e per il 2016 le previsioni di Bruxelles sono che il volume arriverà a toccare i 300 miliardi. Con questi numeri il parlamento stellato si è sentito in dovere di stilare una bozza di testo che dovrebbe aiutare sia i produttori di Rfid che i potenziali utenti a introdurre questa tecnologia senza intaccare i diritti alla privacy.

L’obiettivo è gestire una tracciabilità consapevole sia da parte dei vendor che dei consumatori finali, sfruttando le potenzialità logistiche annesse e connesse all’Rfid per inaugurare una nuova serie di servizi intelligenti. La Commissione, infatti, suggerisce ai produttori dei chip Rfid che prima di immettere sul mercato i loro articoli, dovrebbero prima effettuare una valutazione correlata ai vincoli di segretezza, mentre le industrie che pianificano l’utilizzo degli stessi dovrebbero firmare un codice di comportamento atto a descrivere come questa tipologia di chip possa essere utilizzata.

Inoltre, le industrie che usano la tecnologia di Rfid dovrebbero accordarsi per definire un simbolo da apporre alle merci bollate con i chip Rfid in modo da avvisare i clienti della loro presenza e dovrebbero trovare il modo di disattivare in modo automatico gli stessi nel momento in cui il bene viene acquistato. Allo stesso tempo, le potenzialità connesse alla tecnologia aprono scenari tecnologici che la Commissione Europea anticipa scrivendo che per beni deteriorabili, come ad esempio il latte, potrebbe essere ipotizzabile un servizio facoltativo per cui il consumatore verrà avvisato della sua scadenza, tramite interfaccia con un frigorifero intelligente che potrà leggere e comunicare i dati inseriti nel chip Rfid integrato nella confezione.

Intanto Bruxelles ha aperto otto settimane di consultazione tra gli stati membri, vendor e aziende incluse, con data finale fissata per il 25 aprile, nella speranza che entro l’estate si arrivi a un accordo comune.

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