Ict, arma strategica per il Made in Italy

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Ad affermarlo è la società di ricerca Idc, la quale ritiene che architetture
dinamiche e flessibili siano la base per contrastare la concorrenza e
riconquistare posizioni nel commercio mondiale

Non c’è alcun dubbio: il Made in Italy rappresenta un punto di forza dell’apparato produttivo nazionale. È una fonte importante di occupazione e costituisce un attivo nella nostra bilancia dei pagamenti. Si tratta di produzioni ideate e realizzate in distretti industriali che sono una vera forza per la nostra economia. Tuttavia, anche l’industria italiana del Made in Italy si trova ad affrontare alcuni cambiamenti. Aumentano infatti la competizione e la concorrenza sui mercati e nel contempo si riducono la base manifatturiera italiana e la quota italiana sul commercio mondiale.

In tale contesto, come stanno reagendo i distretti alla globalizzazione? A questa e ad altre domande ha cercato di rispondere la società di ricerca Idc nel corso del convegno oeict per un nuovo Made in Italy? Conference 2007

?Dal 2000 si evidenzia una drastica caduta dei volumi di export, parzialmente compensata da una tenuta della quota in valore – ha sostenuto Roberto Masiero, Presidende di Idc -. E il Made in Italy si trova ad affrontare una serie di sfide, come per esempio produzioni concorrenti con costo del lavoro molto inferiore. Ma deve fronteggiare anche problemi legati alla crescita dei consumi nei mercati di sbocco con una contemporanea riduzione dei consumi in alcuni paesi dell’Unione Europea?.

Le prime aziende colpite da questa situazione sono quelle subfornitrici di piccola dimensione. Aumenta invece il peso nei distretti delle realtà con oltre 250 dipendenti. Il Sud, in particolare, è stato molto colpito dal calo delle esportazioni.

?Le aziende vincenti sono quelle che affrontano le sfide della globalizzazione attraverso l’innovazione tecnologica che abilita l’innovazione di processo, di prodotto e di organizzazione?. Secondo Idc, il Made in Italy può vincere la competizione, rafforzando le reti di collaborazione e il controllo delle reti distributive, migliorando il sistema delle competenze manageriali e professionali di distretto e innovando processi, prodotti, logistica e marketing. E realizzando processi di internazionalizzazione.

Secondo Masiero ?occorre ripensare il mercato alla luce delle nuove strategie commerciali e di marketing che Internet rende possibili?. Riflettere prima di altri su come alcune delle filiere più potenziali per il futuro (come Made in Italy, ambiente/energie alternative, sanità/salute/biotecnologie, infomobilità, turismo/beni culturali) offrano opportunità di business fortemente innovative attraverso l’applicazione di tecnologie digitali. Occorre seguire il modello delle aziende vincenti che hanno saputo ristrutturarsi, integrandosi nelle supply chain mondiali, attraverso una coerente strategia basata sull’innovazione a tutti i livelli, resa possibile dall’investimento in tecnologie dell’informazione. Promuovere lo sviluppo di una figura interna di Chief Innovation Officer, con l’obiettivo di gestire il sistema della conoscenza e della ricerca e di trasformarlo continuamente in Innovazione.

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