HP: virtualizzare il data center

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A Barcellona, HP propone di trasformare il data center, da insieme di asset fisici a un ambiente virtuale. E lancia Infrastructure as a service (Iaas), facendo eco al felice modello software

I tempi stringono: un terzo dei Cio e dei Ceo mondiali sostiene che entro il 2010 avrà un data center obsoleto, troppo inadeguato per rispondere alla domanda crescente di dati e di applicazioni business. “L’esplosione delle informazioni, le richieste pressanti di tecnologia e le infrastrutture datate sono le tre problematiche che i Cio devono affrontare nei prossimi anni. Questo comporta una trasformazione radicale del data center di oggi”. E’ Ann Livermore, executive vice president di Hp Technology Solution Group (Hp Tsg), a dettare le priorità sempre più incalzanti per le grandi aziende, in occasione dell’HP Technology@Work, l’evento annuale clou dell’azienda in ambito tecnologico, appena conclusosi a Barcellona. Trasformare il data center è la priorità, in un ottica di consolidamento e di ottimizzazione di server, storage e reti.

“I clienti hanno bisogno di ridurre i rischi e di avere un migliore controllo delle infrastrutture, e nello stesso tempo devono anche tenere sotto controllo i costi della tecnologia, nonostante aumenti il volume del business” spiega Livermore. Una dicotomia non facile: più business minori costi, più controllo delle infrastrutture minori rischi. Servono architetture scalabili in grado di ridurre i costi, anche attraverso sistemi di raffreddamento e di alimentazioni più efficienti e attenti al risparmio energetico. “Se oggi i data center sono una collezione fisica di server stand alone, in futuro noi crediamo nella possibilità di realizzare data center ‘virtualizzati’, in un ottica di risparmio di costi e di business continuity” incalza Livermore.

Qui sta la chiave di volta della proposta barcellonese di Hp: trasformare con nuovi servizi e software i data center, non più pensati come raggruppamenti stand alone di asset fisici, ma come infrastrutture virtuali, più flessibili. Non solo, ma gestiti anche in outsourcing, dalla stessa Hp, che conia un nuovo modello di business: l’Adaptive Infrastructure as a service (IaaS) .

Per fare questo, si affiancano all’offerta esistente – di server, servizi e software – alcuni annunci chiave: i critical facility services, cioè servizi di consulenza e progettazione che aiutano i clienti a creare infrastrutture scalabili, frutto dell’acquisizione recente di EYP Mission Critical Facilities (“la principale referenza per la validità di questo servizio è la stessa Hp che si è fatta ridisegnare i proprio data center da EYP, prima di acquisirla a febbraio 2008”, sottolinea Lucio Furlani, marketing e strategy HP Tsg Emea); nuovi servizi di Consolidation e Virtualization, che offrono progettazione, supporto e formazione ai clienti al fine di ridurre il numero assoluto di impianti; il nuovo server HP ProLiant DL/G5 basato su processore Quad-core Amd Opteron.

Seguono a ruota nuovi software che facilitano l’automazione dei processi: Insight Dynamics VSE che ottimizza allo stesso modo risorse virtuali e fisiche x86, essendo in grado di ridurre del 40% i costi di gestione dei data center e di aumentare la produttività, spostando i dati su server logici. E Hp Orchestration Enhancements, un software che “orchestra” tutti i processi di gestione dei dati, dalla rete allo storage, ai singoli client, con l’intento di razionalizzare i processi manuali, spesso causa di errori. “L’88% dei decision maker in Europa – precisa Francesco Serafini, managing director HP Emea e vice president HP Tsg– dichiara che i tempi e le risorse per mantenere i data center sono spesi in modo inefficiente”. Manca nelle aziende, in poche parole, una regia.

Ne emerge un nuovo approccio (che emula il felice concetto di “Software as a service”): l’Hp Adaptive Instrastructure as a Service, un modello di data center in outsourcing, non solo per quanto riguarda la gestione dei dati ma anche per la creazione e la migrazione degli asset. Hp rimane proprietaria dei data center e si fa carico della loro gestione fornendo alle aziende “spazi” ottimizzati a seconda delle esigenze. “La domanda crescente da parte dei clienti è come contrastare una serie di trend che incombono, dall’esplosione delle informazioni, al costo e alla scarsa disponibilità di energia, fino al’obsolescenza dei sistemi legacy – spiega Furlani – . Per questa ragione, il nostro lavoro deve essere più simile a quello di un architetto che disegna con il cliente come il data center deve essere fatto”.
Al momento, Hp ha cinque importanti clienti in Europa che stanno trasformando il loro data center, secondo i nuovi annunci, e un cliente importante in Italia. “Le aziende in Italia avrebbero bisogno di una mentalità meno conservatrice – conclude Furlani – dovrebbero capire che è necessario investire per crescere”.Da Barcellona è tutto.

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