Fare business su Second Life” È presto però”

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Per ora è solo un ambiente su cui sperimentare nuovi approcci agli utenti, ma
Second Life potrebbe assicurare anche alle Pmi grande visibilità e un ritorno
sull’immagine per quando si svilupperà il vero business. Se ne è parlato anche
in un convegno organizzato da Business International

Second Life, una nuova opportunità di business per le piccole e medie imprese? Molto probabilmente sì, anche se non da subito. Tuttavia, non sarebbe male iniziare a valutare la possibilità di insediarsi nel nuovo mondo ?parallelo?, quantomeno per essere tra i primi, anche se non primissimi, e quindi far conoscere il proprio nome e la prorpia attività. Questo, ma non solo, è stato uno dei temi che hanno animato il convegno Virtual Word 2007- Il marketing scopre Second Life: il real business in Internet organizzato da Business International.

Per chi ancora non lo sapesse, ricordiamo che Second Life è una sorta di mondo virtuale che è nato e si sta sviluppando su Internet e che permette di svolgere tutte le attività che si svolgono nella vita reale. L’idea di questo nuovo mondo è venuta nel 2003 alla società Linden Lab, che ha strutturato Second Life come un videogico, che riproducesse la vita di tutti i giorni. Attività commerciali comprese. In questo senso, esiste anche una moneta specifica, i Linden Dollar, il cui valore è legato a quello della valuta statunitense (250 Linden dollar equivalgono a circa 1 dollaro).

Nonostante non sia ancora stato definito un modello di business su Second Life, sono diverse le aziende che hanno già deciso di essere presenti. Per il momoento si tratta principalmente di grandi nomi, come General Motors, Ibm, Mercedes o Sony. Tra le imprese Italiane troviamo il Gruppo L’Espresso o Gabetti. Ma anche alcune regioni, come Toscana e Veneto, che hanno deciso di usare il nuovo mondo virtuale come vetrina per le loro attrattive locali.

D’altra parte i 6,1 milioni di utenti che ha a livello mondiale Second Life fanno decisamente gola. E questo numero, che sta crescendo esponenzialmente, ha indotto diversi brand importanti ad acquistare una propria porzione di territorio, un’isola come si dice su Second Life. Infatti, l’ingresso nel mondo virtuale è gratuito ma solo avendo del terreno di proprietà, oppure affittandolo, vi si può abitare e crescere. Questo modello commerciale, che segue fedelmente quello reale, è stato per esempio uno dei motivi che ha spinto Gabetti a entrare in Second Life.

Dalla semplice presenza a fare del business ovviamente ce ne passa, però le potenzialità ci sono: 507 mila utenti attivi solo nel mese di maggio, di cui 25 mila italiani, sono davvero ottime credenziali. D’altra parte, il fatto che ancora non esista un modello di business presenta un innegabile vantaggio, ovvero si possono tentare innovativi approcci a agli utenti e nuove forme di marketing. In pratica, Secon Life può rappresentare un interessante terreno di test per sperimentare nuovi approcci al business.

Andrea Benassi, ricercatore e sviluppatore di Indire e titolare di SecondLifeBlog.it ha commentato nel corso del convegno: “Piuttosto che importati da fouri, Second Life è un luogo che sta reclamando lo sviluppo di modelli di business ad hoc”.
Ne è un esempio l’idea di marketing alternativo per la promozione del territorio approcciata dalla Toscana che, tramite la Fondazione Sistema Toscana, ha acquistato un proprio spazio nel mondo virtuale sia per valorizzare il territorio e il brand toscano sia anche per far conoscere le bellezze della regione, configurandosi come punto di riferimento per coloro che vogliono avvicinarsi a Second Life per comunicare, per promuovere o per fare business.

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