Divergenza di opinioni sulla blu card europea

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Fa discutere i Paesi membri la “carta blu” per facilitare la circolazione tra i vari paesi di persone con alte competenze tecniche.

La mozione europea per una blu card da assegnare a tutti gli immigrati caratterizzati da un profilo professionale Ict come ipotesi per tamponare lo skill shortage dei Paesi membri e rilanciare un’Europa competitiva rimane controversa. Mentre alcune nazioni come la Francia e la Spagna sono favorevoli, i commissari di Austria e Finlandia mostrano forti perplessità. In linea di massima, ciò che viene criticata è l’idea di aprire un nuovo canale all’immigrazione gestita al di sopra di ogni singolo stato.

La blu card intesa come facilitatore all’inserimento di personale qualificato non è di per sè sbagliata ma il ricongiungimento familiare previsto e la mobilità che i nuovi lasciapassare aprono all’interno dei Paesi membri per queste nuove comunità di cittadini non permettono alle singole nazioni di gestire le infrastrutture di supporto, ovvero scuole, abitazioni, strutture sanitarie e servizi correlati, in modo razionale e controllato. I detentori della blu card potrebbero fare richiesta di ricongiungimento familiare dopo sei mesi, senza essere tenuti a dimostrare di avere una residenza permanente e quando si muovono verso un altro Paese comunitario, avrebbero lo stesso trattamento dei cittadini Ue per il pagamento della pensione e delle imposte. Dopo tre anni, dovrebbero anche essere autorizzati ad avere la stessa libertà d’accesso alle case popolari e alle borse di studio. La durata della blu card avrebbe validità biennale, con possibilità di rinnovo ma potrebbe essere revocata nel caso di perdita del lavoro con un tempo di disoccupazione di oltre tre mesi.

Il commissario europeo per l’immigrazione, Franco Frattini, ha segnalato che l’incidenza del flusso generato dalla blu card si attesterebbe attorno allo 0,9%, mentre negli Stati Uniti è pari al 3,5% e in Australia del 9,9%.

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