Divario digitale nella micro e piccola impresa italiana

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Presentati i risultati di una ricerca che analizza, a livello nazionale, il
divario tecnologico all’interno del terziario. Ne emerge un quadro a macchia di
leopardo, in cui un’azienda su quattro non ha nemmeno un Pc

Come utilizzano la tecnologia le micro e piccole imprese italiane? Quale rapporto hanno con l’Ict e quanto la giudicano utile per il loro business? A queste domande prova a dare una risposta una ricerca sul digital divide proposta da Confcommercio e Assintel (Associazione Nazionale delle Imprese Ict) e realizzata da Freedata, società di servizi integrati di marketing per l’Ict.
Il lavoro analizza la dotazione tecnologica delle aziende attraverso una focalizzazione su tre variabili fondamentali: il settore di attività, la dimensione e la localizzazione geografica. Il segmento al quale si rivolge la ricerca è rappresentato dalle imprese con meno di cinquanta addetti, attive nei settori del commercio al dettaglio, commercio all’ingrosso, pubblici esercizi e servizi. Parliamo di oltre due milioni e duecentomila aziende, più della metà del sistema economico censito dall’Istat nel 2001.
La ricerca è stata realizzata attraverso un campione che ha coinvolto più di 3.300 micro e piccole imprese, in modo da avere un’immagine chiara e dettagliata dell’intero segmento analizzato e non solo del campione raccolto. Il campione d’aziende, infatti, è stato stratificato non solo per i quattro settori di attività già citati, ma anche in cinque fasce di addetti (dimensione) e diciassette regioni (localizzazione), per un totale di 340 strati mutuamente escludentesi, entro cui sono state classificate le aziende dell’universo e, parallelamente, del campione.
I punti di partenza fondamentali da cui è nata l’idea della ricerca sono: da un lato conoscere nel dettaglio il divario digitale, inteso come grado d’utilizzo delle tecnologie, dall’altro monitorare il divario in un settore che per dimensioni è una fra le realtà caratterizzanti del tessuto produttivo nazionale. Prima nel suo genere, infatti, la ricerca prende in considerazione anche le aziende con meno di dieci addetti, solitamente non considerate nelle statistiche ufficiali, sebbene rappresentino quasi il 95% delle imprese italiane.

Ditte individuali e settori d’attività
Ad una prima analisi dei dati, emerge la peculiarità delle ditte individuali, imprese con un singolo addetto e con un’organizzazione essenzialmente ridotta. Il loro peso numerico è di rilievo sia nel segmento analizzato (62,5%), sia sul totale del sistema economico italiano (58,6%, fonte Istat).
La particolarità delle ditte individuali è evidente già nel primo dato valutato per giudicare la dotazione tecnologica: la percentuale di aziende che dispongono di almeno un Pc. Le ditte individuali con almeno un Pc sono il 66,9% del totale, percentuale che balza all’83,7% nelle imprese con numero di addetti compreso fra 2 e 5, per arrivare poi alla quasi totalità per quelle tra i 20 e 50 addetti.
Nel complesso le imprese con almeno un Pc sono pari al 73,8%, ma le cose cambiano molto in funzione del settore merceologico in cui operano. C’è una netta contrapposizione fra due settori più avanzati tecnologicamente e due settori decisamente in ritardo. A un livello tecnologico più avanzato troviamo i servizi e soprattutto il commercio all’ingrosso (rispettivamente all’84,5% e al 91,8%), mentre più arretrati risultano i pubblici esercizi (66,5%) e il commercio al dettaglio (55,3%). Va sottolineato che la causa di questa differenza non sta nella diversa dimensione aziendale, dato che le ditte individuali assumono un peso maggiore proprio nei settori tecnologicamente più evoluti. Infatti, la dimensione aziendale media non subisce particolari differenze da settore a settore.

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