Con la versione 3, la licenza Gpl si adatta ai tempi

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La Free Software Foundation ha appena pubblicato il nuovo aggiornamento della
licenza-faro del software libero, mischiando tradizione e realismo.

Sedici anni dopo la pubblicazione della versione 2 della licenza Gnu Gpl (General Public License, associata all’origine del sistema operativo Gnu, alla base di Linux), La Free Software Foundation (Fsf) ha pubblicato la versione definitiva della release 3. Rilasciata per la prima volta nel 1991, l’attuale Gpl (versione 2) è la licenza oggi più utilizzata dagli sviluppatori open source. Secondo il sito Freshmeat, circa il 65% dei progetti passano oggi da una Gpl2.

Perché un aggiornamento? Il motivo di base, sostenuto dal Fsf, è che il contesto giuridico e tecnologico è considerevolmente cambiato negli ultimi dieci anni ed è pertanto divenuto indispensabile effettuare modifiche che permettano di preservare lo spirito di libertà della licenza. Gli autori della Gpl3 si sono impegnati ad adattare la licenza in modo che tenga conto delle nuove pratiche in materia di brevetti software e nuove leggi associate al Drm (Digital Rights Management), apparso dopo lo sviluppo dei software peer-to-peer.

Questo lavoro, durato diciotto mesi e che ha visto succedersi quattro versioni intermedie della licenza, non è stato portato a termine senza sofferenze. Inquietati dall’evoluzione della piattaforma che regola tutti i propri prodotti e i relativi modelli di business, i vendor che operano nell’open source non hanno mancato di far sentire il proprio peso. Ne è scaturito un testo finale di dodici pagine, inevitabilmente complesso, vista la delicatezza della materia trattata.

Le innovazioni principali riguardano alcuni elementi portanti. Innanzitutto, la compatibilità, poiché Gpl3 permette di sposare più facilmente licenze Gpl con altre licenze open, in particolare con Apache. La nuove versione 3, inoltre, contiene una clausola che risponde direttamente all’accordo incrociato siglato da Microsoft e Novell. Questa partnership restringe ai soli clienti Novell la redistribuzione libera di software messo a punto da Novell e Microsoft sulla base della Gpl2. Questo non sarà possibile con la Gpl3, poiché gli accordi discriminatori (riservati solo a specifici clienti) sono vietati o devono essere estesi a tutti.

La Gpl3 risponde anche a una misura tecnica adottata da Tivo, il produttore americano di magnetoscopi digitali, e battezzata ?Tivoizzazione?. Il vendor utilizza software Gpl2 e non vieta la loro modifica, ma ha inserito sui propri hardware un dispositivo di crittografia che verifica che il software non venga modificato. In caso contrario, l’apparecchio si blocca. Gpl3 prevede che l’adozione di questo genere di chiavi si traduce nel divieto di distribuire software basato sulla nuova licenza. Sul tema del Drm, Gpl3 protegge gli sviluppatori e gli utenti dalle legislazioni più restrittive, precisando che i software coperti dalla nuova licenza non rientrano sotto Drm. Infine, mentre Gpl2 era fortemente legata alla legislazione americana sul piano della terminologia, la versione 3 ha un linguaggio più internazionale, più facile da trasporre nel diritto dei differenti paesi e soprattutto in Europa.

I primi programmi che adotteranno la nuova licenza sono una quindicina di progetti di cui la Fsf gestisce i diritti d’autore. Si tratta, soprattutto, della tecnologia di compressione Tar e del sistema di documentazione Texinfo. In generale, però, l’adozione di Gpl3 rischia di essere progressiva e arrivare caso per caso. Alcuni vendor hanno già detto che non l’adotteranno. È il caso, ad esempio, di Zend, autore del linguaggio Php, che propone sia software proprietari che open source e ha scelto, su quest’ultimo fronte, la licenza New Bsd.

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