Buona, ma non abbastanza, l’informatica nelle Pmi milanesi

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Un rapporto di Freedata rivela che una connessione veloce è presente nel 94,2% delle aziende che hanno un Pc, ma il 13% non possiede né un desktop né un notebook. I meno informatizzati sono i dettaglianti e pubblici esercizi

Il 13% delle aziende milanesi, ovvero 25 mila micro e piccole imprese fino a 50 addetti del terziario, non ha ancora un Pc. Seppure ancora molto limitata, questa percentuale è comunque migliore di 5 punti rispetto alle rilevazioni del 2005. D’altro canto, l’87% delle 190 mila micro e piccole aziende del commercio e servizi ha almeno unPc; di queste, il 96,1% accede a Internet e il 47,8% ha un sito Web. Questi in sintesi i risultati emersi dalla ricerca “Il Digital divide nella micro e piccola impresa milanese” realizzata da Freedata per conto di Assintel, Camera di Commercio e Unione del Commercio.

La percentuale di imprese senza Pc, riporta l’indagine, si presenta però estremamente diversificata a seconda dell’attività dell’azienda. Nel commercio al dettaglio, per esempio, il 40,1% delle realtà è senza Pc, per salire al 53,9% dei pubblici esercizi. Le cose vanno decisamente meglio nei settori tradizionalmente più tecnologici: un esempio arriva dal commercio all’ingrosso dove il Pc è presente nel 99,5% dei casi (97,7% nei servizi).

Nonostante l’acquisto di un personal computer rappresenti un passo fondamentale verso l’informatizzazione, da solo non è sufficiente per differenziare le aziende e garantire un vantaggio competitivo. Il vero salto di qualità è costituito da come si utilizza il Pc. La ricerca mostra infatti l’esistenza di una sorta di percorso tecnologico che segue strade diverse a seconda del settore merceologici considerato: si va da un utilizzo assolutamente basic della tecnologia a un impiego più intenso e avanzato.

Esempi eclatanti della prima situazione sono il commercio al dettaglio e i pubblici esercizi, i segmenti tecnologicamente più in ritardo, dove il Pc è usato praticamente solo per la connessione a Interent (entrambi i settori), per l’utilizzo di programmi di tipo Office (commercio al dettaglio) e per per effettuare transazioni economiche verso i fornitori (pubblici esercizi). Al contrario, nei settori dei servizi e del commercio all’ingrosso avere il Pc e Internet è ormai un fatto assodato, a fare la differenza sono la dotazione di un sito Internet, (per entrambi i settori), la presenza di un server (per i servizi) e l’utilizzo della tecnologia in modo più intenso e strategico per il proprio business sia dal punto di vista Internet, come ad esempio il servizio di home banking per il commercio all’ingrosso, sia dal punto di vista degli applicativi utilizzati che non sono più semplici fogli di calcolo o programmi di tipo Office ma piuttosto applicativi gestionali.

“A Milano e provincia – ha commentato Valeria Severini, Ceo di Freedata – il 32,2% delle aziende ha un basso utilizzo della tecnologia, il 51,4% un utilizzo medio e il 18,3% un utilizzo elevato. Milano sta rincorrendo la tecnologia come strumento di ottimizzazione dei propri processi interni e di competitività e si sta spostando verso siti Internet e soluzioni Web-based”.

In miglioramento lo stato della connessione a Internet. Il 96,1% delle aziende con un Pc ha un accesso alla Rete e il 94,2% ha la banda larga. Sono in aumento le transazioni con i fornitori, che arrivano al 56,6% (erano il 27,6 % nel 2005), e l’home banking (83,6%), che registra un aumento del 30% dovuto soprattutto alla recente normativa che impone il pagamento del modello F24 online. In diminuzione, invece, le aziende che utilizzano il Web per interagire con la Pubblica Amministrazione (il 35,2% sul totale delle imprese connesse a Internet) e l’utilizzo del VoIp (33%).

Seppure ancora visto come una vetrina, il sito Internet comincia a essere percepito come un’opportunità concreta di apertura al mercato: il 47,8% delle aziende ne ha uno proprio. Ancora a livelli poco significativi l’e-commerce, presente solo nel 13,4% dei casi. Positivo, e anche in forte crescita, il grado di soddisfazione relativo agli investimenti: soddisfatto il 78,9% degli imprenditori (era il 43,6% nel 2005).

Basso invece il valore attribuito alla formazione informatica: solo il 21,8% delle aziende ha fornito ai propri addetti corsi di formazione It (3,2% nel 2005), mentre è in crescita nelle aziende dei servizi (dal 3,1% del 2005 all’attuale 26,7%).

“Per annullare questo digital divide – ha commentato Severini – non basterà il ricambio generazionale. In quanto l’accesso alla tecnologia non dipende dall’età dell’imprenditore ma piuttosto dai livelli di scolarizzazione e di alfabetizzazione informatica che avviene attuata all’interno del nostro sistema scolastico. Infatti, i nostri livelli di istruzione sono mediamente più bassi rispetto agli altri paesi europei e quindi tale divario non potrà essere superato velocemente”.

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