Bea impone il suo prezzo a Oracle

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La casa di Larry Ellison ha accettato di spendere 8,5 miliardi di dollari per diventare un big anche nelle infrastrutture software

Ormai dovremmo aver imparato che quando Oracle annuncia pubblicamente di voler acquisire un’azienda, in un modo o nell’altro alla fine ci riesce. Qualche anno fa, con PeopleSoft ci volle un anno per vincere le resistenze di management e azionisti. Per comprare Bea, invece, ci è voluto meno tempo e un po’ più di flessibilità. Nello scorso autunno, infatti, una prima Opa a 17 dollari per azione fu duramente osteggiata dai responsabili di Bea, che rilanciarono chiedendo un prezzo di 21 dollari. Larry Ellison e soci si mostrarono indisponibili e la negoziazione sembrò arenarsi. Evidentemente, al contrario, ne iniziò una meno pubblicizzata, che ha portato oggi alla definizione di un accordo d’acquisto sulla base di una valutazione di 19,375 dollari per azione, che porta il valore totale dell’operazione a circa 8,5 miliardi di dollari.

La transazione dovrebbe essere finalizzata entro la metà dell’anno e fino ad allora le due società resteranno formalmente separate. Per Oracle si tratta della più importante acquisizione, in termini di valore, dopo quella di Siebel del 2006 e le consentirà di salire al secondo posto nel mercato delle infrastrutture software dietro Ibm. Grazie a quest’operazione, infatti, l’azienda di Ellison mette le mani anche su oltre 18mila clienti e una quota di mercato del 10,5% nel middleware (fonte Gartner). Abbinata all’8,5% già detenuto, la parte di Oracle si avvicina a quella del 31,8% vantata da Ibm. Allo stesso tempo, si amplia il divario, alle spalle, con Microsoft (4,2%) e Tibco (3,5%).

Secondo Gartner, la motivazione principale dell’acquisizione sta proprio nella quota di mercato, più che nella tecnologia. L’offerta delle due aziende è in buona misura sovrapposta e l’avvenire dei prodotti dipenderà dall’importanza strategica che Oracle vorrà loro attribuire. Di certo, alcuni spariranno, altri saranno mantenuti senza particolari sforzi di investimento e altri ancora saranno integrati nell’offerta Oracle. Fra quelli che sopravvivranno all’acquisizione, dovrebbero quasi certamente esserci il monitor transazionale Tuxedo e l’application server WebLogic, anche grazie alla base di clienti che sono riusciti a costruirsi. La virtual machine JRockit e alcune componenti della piattaforma Soa AquaLogic (Bpm, Pep, Enterprise Repository) dovrebbero invece essere integrati in Fusion Middleware.

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