Anche l’Italia nell’industria europea del software

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La terza edizione di Truffle 100 Europe mette Sap in cima a una classifica di cui fanno parte anche sette aziende italiane.

Poche novità caratterizzano la terza edizione di Truffle 100 Europe, analisi delle prime cento aziende europee di software promossa da Truffle Capital e Syntec Informatique (associazione delle imprese It francesi) e realizzata da Idc e Cxp.

Rispetto al 2006, infatti, la graduatoria vede in testa le stesse quattro aziende, ovvero Sap, Sage, Dassault Systemes e Business Objects.
L’Europa del software resta un comparto alquanto concentrato, visto che l’80% del fatturato complessivo è stato generato dai primi 23 attori. La concentrazione, peraltro, è destinata ad aumentare, visto che Sap si è di recente assicurata proprio Business Objects. Dopo il completamento dell’integrazione, il nuovo gruppo, da solo, peserà per il 47,1% del totale.
La classifica, alla realizzazione della quale ha contribuito anche Aitech-Assinform, vede sette aziende italiane inserite fra le prime cento. Quella meglio posizionata è Almaviva (13° posto), seguita da Zucchetti (20° posto), Txt E-Solutions (51° posto), Elsag Datamat (53° posto), Exprivia (64° posto), Gruppo Formula (70° posto) e Selesta, ora diventata NessPro Italy (76° posto). Naturalmente, ci sono paesi che hanno fatto meglio, ma il dato è meno peggio di quel che si potrebbe pensare, considerando che la graduatoria è stilata sulla base di una serie di parametri, che comprende anche la capacità di innovare.

Complessivamente, le imprese di software europee sono 175mila, ma la crescita globale sta rallentando. Le prime cento realtà, infatti, hanno realizzato un giro d’affari di 22 miliardi di euro, contro i 20,7 dell’anno precedente, dunque con un incremento passato in un anno dal 15 al 6,6%. Secondo Truffle, questo rallentamento è dovuto alle acquisizioni portate a termine dalle società americane. Le aziende acquisite, in effetti, vengono tolte dalla graduatoria.
In compenso, il numero dei dipendenti è salito del 18%, passando da 148mila a 175mila unità. Dato ancor più significativo, la spesa in ricerca & sviluppo è cresciuta del 20%, raggiungendo la cifra di 3.347 miliardi di dollari. La britannica Autonomy è l’azienda che ha fatto segnare il miglior progresso, passando in un anno dal 42° al 14° posto, soprattutto grazie all’acquisizione della concorrente americana Verità.

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