Alle Pmi l’estero non fa paura

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Un fondo da 7 milioni di euro, erogato da Simest, e un’intesa siglata tra le associazioni artigiane e il ministero del commercio estero incentivano le aggregazioni per consentire alle imprese di sbarcare sui mercati internazionali

Incentivare le aggregazioni di impresa per superare gli ostacoli che devono fronteggiare le aziende italiane, troppo piccole per arrivare singolarmente sui mercati esteri. Questo è uno dei principali obiettivi che si sono posti le nostre istituzioni per il 2008. In tal senso, è stata messa a punto un strategia che prevede che il Ministero del Commercio Estero, attraverso Ice e Simest, dedichi detta iniziativa parte delle risorse destinate agli interventi previsti per il triennio 2007/2010. Si tratta di strumenti che vedono la stretta collaborazione tra Simest, la società partecipata il 76% dal ministero del commercio estero (e per il restante da istituti di credito, aziende e associazioni di impresa) e associazioni di categoria, tra cui Cna che hanno costituito un gruppo di lavoro congiunto.

Per il prossimo triennio, le Pmi italiane potranno così contare su un fondo Simest di 7 milioni di euro dedicato all’aggregazione sui mercati stranieri, con particolare focus sulle aziende artigiane. A ciò si aggiungerà lo sblocco di 10 milioni di euro fermi dal 2001 e dedicati all’export. È bene precisare che tali stanziamenti saranno accessibili a breve e non saranno a fondo perduto ma prevedono tassi di interesse agevolati.

All’incremento dei fondi previsto dal ministero si aggiungono poi i maggiori stanziamenti all’Ice per il 2008 (80 milioni di euro in totale), i 200 milioni previsti in finanziaria per il rifinanziamento della legge 295 e gli 11 milioni derivanti dagli utili del 2006 e degli anni precedenti della Simest, i cui finanziamenti, fino al 31 dicembre 2006, sono andati per il 65% a sostegno delle Pmi.

La strategia del ministero punta in particolare all’internazionalizzazione delle imprese italiane nelle aree Nord-africana e del Mediterraneo, danubiano-balcanica e dell’Europa orientale. In queste zone, tramite l’introduzione di accordi commerciali fortemente voluti dall’Ue, si è avuto un all’allargamento dell’area di libero scambio nei paesi del Sudest Europa (la Cefta) e nei paesi balcanici (finita di ratificare nel settembre 2007). Si tratta di una prima fase di apertura commerciale che nel 2010 porterà ad avere il libero scambio in tutta l’area del Mediterraneo.
Negli ultimi periodi, le piccole imprese italiane hanno concentrato la loro attenzione soprattutto verso la zona dei Balcani. A incrementare l’interesse verso quest’area ha contribuito l’apertura dei mercati, in particolare nei confronti delle Pmi estere, da parte governi locali.

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