Le informazioni tra caos organizzato ed efficienza di business

Data storage
0 0 Non ci sono commenti

Architetture Soa e tecniche da web 2.0 in un momento di svolta per la gestione del informazioni non strutturate

Le informazioni non strutturate contribuiscono in modo incessante alla crescita dei volumi di informazioni la cui conservazione e gestione vede alle prese gli It manager di tutto il mondo. I loro problemi sono aggravati poi dal fatto che non crescono solo i volumi e i formati da gestire, ma soprattutto l’importanza che queste informazioni rivestono per il business dell’azienda.

L’informazione deve essere gestita in maniera efficace perché è critica per il business. “Ma attenzione – mette in guardia Fabio Rizzotto, analista di Idc Italianon tutta l’informazione aziendale è critica per il business, ma anche questa va gestita”. Insomma le aziende devono comunque prendere delle decisioni sulle informazioni di cui sono in possesso.

Su questi temi – con l’introduzione dello stesso Rizzotto – si è dibattuto alla edizione 2008 della Information Lifecycle Management & Document Management Conference di Idc Nel suo intervento, Rizzotto ha proposto due esempi di criticità che questa valanga di dati e di informazioni sta introducendo nella vita aziendale.

Il primo riguarda le email: nello scorso anno siamo arrivati ad alcuni miliardi di email scambiate al giorno. Ma in questa valanga la parte di vera comunicazione da persona a persona sembra aver ormai raggiunto una percentuale stabile nel tempo: la crescita è dovuta a spam e ad allerte e notifiche di ogni tipo ( conferme, errori di trasmissione, newsletter,… ). In Idc prevedono che nel corso di quest’anno lo spam sarà pari alle email “vere”, Un fenomeno preoccupante che induce spese di gestione e ripulitura da virus e altro malware.

Il secondo interessa un po’ la vita di tutti e riguarda il tempo dedicato alla ricerca delle informazioni. Gli ultimi dati disponibili sono del 2006. Ogni persona dedica in media dieci ore alla settimana ad attività di ricerca di informazioni, almeno il 25% di una settimana lavorativa media di 40 ore. Aumenta la facilità per gli utenti di fare ricerca da soli, sono aumentate le informazioni libere , non protette da password. Ma questo tempo speso in ricerche è sintomo di inefficienza nella organizzazione e nella gestione delle informazioni.

Ecco che le aziende si trovano alla prese con quello che Rizzotto ha chiamato il dilemma dell’ Information Lifecycle Management (Ilm): nel corso degli anni è cresciuta la produzione di informazioni, ma è diventato più complesso ( e meno affidabile ) conservarle efficacemente nel tempo. E’ lo stesso ciclo di vita delle informazioni che va organizzato e gestito.

Non esistono soluzioni uniche e solo tecnologiche: le aziende si organizzano internamente con diversi approcci organizzativi. La conservazione delle informazioni avviene con supporti e dispositivi che hanno una vita media sempre più breve. Il problema di far migrare i dati durante il loro ciclo di vita da una tecnologia precedente a una nuova aggrava la situazione.
Quali soluzioni ? La prima , quasi ovvia, è che bisogna lavorare sugli standard, indicizzare il più possibile le informazioni in modo da scollegarsi dai passaggi di tecnologia.
Poi bisogna approfittare delle nuove dinamiche dei servizi legati al software che stanno abbattendo le barriere tra i dati unificando la gestione di strutturati, semi strutturati, non strutturati e ricchi di contenuti multimediali.
A questo punto le tecnologie rientrano in gioco in modo diverso. Alcune sono collaudate (software di document e content management, storage), altre sono emergenti e partono dalle tecniche di collaborazione e di comunicazione unificata per arrivare ad altre che portano in azienda approcci che vengono dal mondo consumer. I più evidenti son i blog, i wikie, i mashup.

Una posizione a parte occupa l’abbraccio anche da parte delle aziende di modelli di social networking. Tutte queste vie portano, secondo una ricerca di Idc sulle intenzioni degli utenti, a una nuova confluenza nei portali di impresa che stanno sviluppandosi intercettando alcune dinamiche tipiche del web 2.0.

Come stanno reagendo il mercato e l’offerta delle aziende?
L’opinione di Rizzotto è che i fornitori abbiano reagito a queste esigenze dell’utenza passando dalle partnership a un’era di grandi acquisizioni nei settori dei motori di ricerca, della business intelligence e del Crm. Dunque i fornitori si concentrano e consolidano. Una prova? A tutto il 2006 il market share controllato dei top ten vendor del Content Management è salito al 62% contro il 46% nel 2001 ( i dati del 2007 non sono ancora stati consolidati).
Ma alla fine qual è lo stato di salute del mercato?C’è spazio per tutti: il mercato cresce. Dal 2006 al 2011 Idc prevede per l’ Europa un tasso di crescita composto attorno all’11% per i software di Content Management”. Velocità di crescita ancora superiori, oltre il 17 % per le soluzioni di Search and Discovery. Sotto il 10 % gli incrementi nel quinquennio per gli Enterprise Portal.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore