La virtualizzazione minaccia di saturare l’I/O

Data storage
0 0 Non ci sono commenti

Gli specialisti di Xsigo hanno rilevato come la profusione di macchine virtuali possa incidere sulle prestazioni dei sistemi

La virtualizzazione dei server inizia a espandersi e già si individuano dei possibili limiti. La concentrazione di macchine virtuali su un numero ristretto di server fisici, infatti, accresce fortemente i bisogni di input/output e il rischio di saturazione a questo livello può limitare le prestazioni dei sistemi.

Il dato emerge da un’analisi di Xsigo, un produttore di soluzioni di mappaggio virtuale delle risorse di storage, che si è concentrata sull’I/O dei sistemi in ambienti virtualizzati. Condotto su un centinaio di informatici impiegati presso grandi aziende americane, lo studio mostra che per il 75% fra loro un server che ospita macchine virtuali richiede almeno sette input/output, mentre sulle macchine tradizionali il numero oscilla fra due e quattro.

Partendo da questa constatazione sono emersi alcuni dati interessanti. Il 58% degli informatici interpellati hanno dovuto aumentare l’I/O sui loro server virtuali, mentre il 65% considera la semplificazione del cablaggio come una priorità. Il 35% del campione, infine, ha dovuto riconfigurare le connessioni di I/O almeno una mezza dozzina di volte nel corso degli ultimi dodici mesi.

Secondo Xsigo, che ovviamente tira acqua al proprio mulino, i limiti evidenziati hanno importanti ripercussioni. Per esempio, occorrono server di formato 4U, perché quelli 1U non posseggono abbastanza adattatori I/O. Anche la limitata connettività dei server blade può rilevarsi un handicap. A meno di optare, evidentemente, per una virtualizzazione dell’I/O stessa, terreno sul quale si muove Xsigo, ma che è coperto anche da Ibm e Hp, rispettivamente con Open Fabric Manager e Virtual Connect.

Clicca per leggere la biografia dell'autore  Clicca per nascondere la biografia dell'autore