Ibm trasforma Blue Gene in server di applicazioni Web

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Sotto il nome di Project Kitty Hawk, si cela l’intenzione di estendere le capacità dei sistemi più potenti al mondo Internet

Nonostante siano oggi usati dalla maggior parte degli attori del Web, i cluster di server non sono la soluzione più affidabile per il presente e il futuro del Web. La convinzione è stata espressa dai ricercatori di Ibm, nel corso della presentazione del progetto denominato Kitty Hawk. Questa iniziativa si basa sulla prossima generazione di piattaforme capaci di ospitare applicazioni Web di ogni dimensione.

Secondo Big Blue, la piattaforma dispone già di una forma hardware definita, che viene identificata con il supercalcolatore Blue Gene/P. I ricercatori, al momento, stanno lavorando sulle modifiche software necessarie per trasformare il sistema più potente della gamma in una macchina estremamente versatile, capace di far girare migliaia di istanze virtuali Linux per ogni applicazione Web.

Questo tipo di evoluzione non dovrebbe far scomparire i cluster dal paesaggio del Web. Tutt’al più essi saranno meno numerosi e composti da mainframe piuttosto che da server di fascia entry, diventando così più affidabili e facili da manutenere. Poiché un cluster di 1.024 Blue Gene può essere concepito come una sola macchina, perché spendere settimane per assemblare server differenti? Resta da capire se anche in termini di costi le due soluzioni sono comparabili.

Per il momento, il progetto Kitty Hawk è solo allo stadio di prototipo. Funziona correttamente con applicazioni Web 2.0 basate su Lamp (Linux, Apache, MySql, Php) e separando la parte database delle applicazioni. Non ci sono previsioni per una declinazione commerciale.

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