Hitachi Data Systems, Symantec, Emc: serve uno storage flessibile e semplice

Data storage
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Come semplificare le architetture di storage e disporre di soluzioni che garantiscano flessibilità ed efficienza? Abbiamo chiesto l’opinione a Fabio Battelli, practice manager Symantec Consulting; a Roberto Salucci, solution consultant Hitachi Data Systems e a Maurizio Paci, marketing program manager Emc

Il mondo dello storage enterprise si muove in questo momento tra esigenze di semplificazione delle architetture e necessità di disporre di soluzioni abbastanza flessibili ed efficiente da potersi adeguare alle sfide del business aziendale. Entrano in gioco in modo complesso soluzioni hardware e software e procedure che devono mutualmente adattarsi. Una variabile in più è stata introdotta di recente dalle nuove esigenze di compliance e di data protezione che portano all’interno dell’It aziendale sollecitazioni che provengono anche a dall’esterno e da diverse realtà.
Su questi temi Network News ha chiesto a: Fabio Battelli, practice manager, Symantec Consulting; Roberto Salucci, solution consultant Hitachi Data Systems e Maurizio Paci, marketing program manager di Emc di confrontarsi sul seguente quesito: Come semplificare le architetture di storage e disporre di soluzioni che garantiscano flessibilità ed efficienza? E’ un problema di hardware per la gestione delle informazioni e il backup (dischi, nastri), ma anche di software e di procedure. Infatti avanzano esigenze nuove di compliance e data protection che coinvolgono anche diverse realtà non solo interne all’azienda.

Symantec: crescono i dati e crescono le esigenze di gestione
“Symantec calcola che i volumi di dati aziendali raddoppino ogni due anni, mentre la percentuale media di utilizzo della capacità storage è ferma al 30-35% a prescindere dalla dimensioni e dal segmento di mercato in cui opera l’azienda. Per farsi un idea più realistica della situazione – spiega Battelli – bisogna però aggiungere a questa equazione quantitativa anche le componenti qualitative, in termini di confidenzialità e di rilevanza per il business aziendale dei dati, e le componente di gestione sia dell’infrastruttura che del ciclo di vita del dato stesso.
Stiamo peraltro parlando anche di un dominio dell’It, quello dei sottosistemi storage centrali e/o distribuiti, relativamente giovane o meglio, che negli ultimi anni, con l’affermarsi di nuove tecnologie come standard de facto (Fiber Channel, San, Nas, ecc.) ha visto mutare profondamente i paradigmi di riferimento.

La fotografia della situazione sul campo è in continua evoluzione ma tuttora anche all’interno di ogni singolo data center è più simile ad una serie di bolle disomogenee ed isolate con proprie politiche, tecnologie e strumenti che ad un network integrato. “Storage United” è il nome che Symantec ha deciso di dare alla propria strategia per supportare i professionisti dello storage enterprise nella risoluzione delle cause che continuano a sospingere i costi e la complessità degli ambienti storage. Grazie all’approccio software-oriented che contraddistingue l’iniziativa Symantec Storage United, anche nei data center più ampi ed eterogenei è ora possibile unificare tutte le diverse piattaforme storage, integrare le varie isole di gestione e allineare le operazioni storage al business per erogarlo sotto forma di servizio.
La Storage United si avvale di un significativo sforzo interno per far evolvere ulteriormente l’integrazione e la condivisione delle tecnologie che già contraddistingue numerose soluzioni storage Symantec.

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Battelli, Symantec

Symantec continuerà a sviluppare nuove release e nuove offerte basate su un’infrastruttura comune e su tecnologie condivise nei seguenti ambiti: installazione del prodotto, sicurezza, interfacce utente, Web service, condivisione dati, agenti consolidati, workflow e soluzioni congiunte altamente integrate. Gestire lo storage non è solo un problema di efficienza. Gestire i dati significa anche garantire il rispetto delle normative e degli standard di sicurezza (sia interni, sia esterni). Le normative richiedono l’applicazione dei principi alla base della due diligence , richiedendo delle robuste politiche di gestione dei dati. L’organizzazione è chiamata a promuovere l’utilizzo consono delle infrastrutture storage ed in generale dei dispositivi di memorizzazione, richiamando l’attenzione sulla tipologia di dati trattati e sulle modalità di conservazione degli stessi (data retention). La conservazioni di dati non necessari o addirittura non leciti può comportare sanzioni importanti e, nei casi più gravi, anche procedimenti penali (privacy e legge sul diritto d’autore in primis). Le soluzioni storage di oggi devono essere in grado, pertanto, di adattarsi alle diverse politiche di gestione, agevolando il rispetto delle normative e migliorando la sicurezza delle informazioni. Questo significa disporre di funzionalità evolute per la gestione dell’archiving, in grado di distinguere tra le diverse tipologie di informazioni, generare allarmi e reportistica avanzata sui contenuti memorizzati, nonché offrire uno strato di protezione integrato al fine di preservare la confidenzialità, l’integrità e la disponibilità delle informazioni”.


Hitachi Data Systems: data center semplici e automatizzati

“A livello di data center, l’obiettivo principale sin dalla fase di progettazione deve essere quello della semplificazione dell’architettura. Adottare un approccio di tipo “keep it simple” significa realizzare infrastrutture con un numero limitato di elementi al fine di agevolare i processi di provisioning, gestione e manutenzione. Ovviamente – spiega Salucci – semplificazione e razionalizzazione non devono limitare in alcun modo il livello di flessibilità ed efficienza dell’infrastruttura la quale deve necessariamente essere in grado di sostenere crescita e modificazione del business dell’azienda e, la contempo, garantire la compliance alle normative esistenti in tema di conservazione dei dati.

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Salucci, Hitachi Data Systems

Per quanto riguarda lo storage, la realizzazione di infrastrutture semplici, o la semplificazione di quelle esistenti, deve essere affrontata in maniera integrata esaminando la questione sia dal punto di vista tecnologico, sia delle procedure. Sul fronte dei dispositivi e delle applicazioni, le parole chiave sono consolidamento e virtualizzazione. Invece di realizzare o gestire ambienti di storage frammentati, è opportuno adottare strumenti che consentano di consolidare i dati in un’unica piattaforma scalabile sia in termini di capacità, sia di funzionalità. Per quanto riguarda Hitachi, le soluzioni Universal Storage Platform V e VM soddisfano appieno tali requisiti e abilitano la virtualizzazione dell’intero ambiente di strage, ottimizzando l’utilizzo delle risorse esistenti e rendendole disponibili in maniera dinamica a seconda delle necessità.

Un data center più semplice ed efficiente passa anche dall’automatizzazione delle procedure di backup e restore dei dati. Gli strumenti di San management sviluppati da Hitachi consentono di configurare le policy che regolano i processi principali e permettono di tenere costantemente sotto controllo tutti i parametri dell’infrastruttura. Automatizzazione e controllo, oltre a consolidamento e virtualizzazione, garantiscono inoltre che i dati siano conservati in maniera sicura e conforme alle normative che oggi regolano l’archiviazione dei dati sensibili e di business delle aziende”.

Emc: gestire l’architettura di storage riduce i rischi e migliora il servizio
“Tutto nasce dall’esigenza di restituire al responsabile It il controllo del proprio tempo e contestualmente ridurre i rischi e migliorare i livelli di servizio, per fare questo gran parte dei compiti più gravosi possono essere delegati all’infrastruttura storage. La flessibilità e l’efficienza – spiega Paci – devono quindi essere i criteri sui quali progettare l’architettura per la gestione delle informazioni. Emc ha inventato il mercato dello storage inserendo funzionalità innovative quali la copia snapshot su disco, la protezione locale e remota delle informazioni e software open dedicati alla loro gestione. Grazie a tecnologie di base come i dischi Sas e Sata, i primi ad alte prestazioni e i secondi ad alta capacità, possiamo oggi avere, all’interno dello stesso sistema, diversi livelli di servizio per applicazioni differenti. Questo significa poter fare leva su una strategia di Information Lifecycle Management che posizioni l’informazione all’interno dell’infrastruttura a seconda del suo valore nel tempo.

Quando queste funzionalità storage vengono integrate con la virtualizzazione di VMware possiamo addirittura innalzare il controllo dei livelli di servizio alle applicazioni, possiamo cioè avere un’infrastruttura ottimizzata e flessibile che sposti le informazioni e le applicazioni in funzione dei carichi di lavoro, tutto integrato con il ciclo di vita delle applicazioni che, anche all’interno della stessa giornata, si comportano in modo diverso in funzione che stiano sostenendo il business aziendale o siano sottoposte a manutenzione o salvataggio. Per applicazioni che richiedano livelli di servizio elevatissimi offriamo oggi, primi nel mercato e ancora una volta innovativi, la tecnologia a memoria flash per un “livello 0” per la memorizzazione delle informazioni.
Consideriamo quindi l’hardware come tecnologia abilitante, oggi parliamo di storage tutto-in-uno, con connessioni verso qualsiasi rete e con all’interno dischi con caratteristiche diverse. E’ chiaro, però, come il software sia la chiave per sfruttare al massimo queste caratteristiche, software che deve essere aperto ed integrato con tutte le piattaforme operative e le applicazioni del cliente. Facciamo l’esempio del backup to disk, che fa leva sulla tecnologia Sata ad alta capacità per stravolgere il modo nel quale vengono eseguiti i salvataggi. Emc offre due opzioni per il salvataggio su disco, la prima utilizzando dischi ad alta capacità che accolgono come primo livello i backup, questo riduce drasticamente i tempi e i rischi legati al restore.

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Paci, Emc

La seconda, completamente integrata con le procedure esistenti, prevede di sostituire le librerie nastro con una appliance, la Emc Disk Library, che scrive su dischi ad alta capacità ma che rispondono all’applicazione come se fossero nastri aggiungendo ai benefici della precedente soluzione anche la facilità d’uso e la riduzione dei costi legati alla manutenzione e gestione dei nastri. Terza opzione, anche questa innovativa, prevede di de-duplicare i dati prima di salvarli, riducendo drasticamente, a volte anche di fattori 500:1 la dimensione dei dati da salvare.
Creare questa infrastruttura flessibile ed efficace significa anche abilitarla alle prossime sfide, quelle della sicurezza dei dati e della loro conformità a livello legale. Gli stessi dischi che memorizzano le informazioni possono avere caratteristiche Worm, garantendo la scrittura solo una volta e l’impossibilità di modificare i dati successivamente. Nello stesso modo il software che gestisce le prestazioni e la protezione delle informazioni tra dischi e server, il software di path failover, può diventare veicolo per la cifratura dei dati su disco integrando le sue funzioni di base con gli algoritmi di cifratura di Rsa, la divisione security di Emc.

Ecco la strategia Emc, la creazione di una infrastruttura flessibile e scalabile, non solo per quanto riguarda spazio disco e prestazioni ma anche per le prossime esigenze di business e per nuovi livelli di servizio. Ho sempre considerato molto interessante questo approccio perché permette a chi debba giustificare l’investimento di considerare diversi fattori, la stessa funzionalità di sicurezza del dato può interessare sia l’ It manager che il responsabile della compliance o della sicurezza aziendale che ne apprezzerà un valore diverso. Offriamo quindi qualità nei livelli di servizio e riduzione dei tempi operativi al gestore dell’information technology, riduzione dei rischi a chi si occupa di sicurezza e conformità e riduzione dei costi, sia d’acquisto che di esercizio, al Cio e al Cfo”.

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