Dove si metteranno tutti i dati prodotti?

Data storage
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Idc lancia l’allarme e stima che nel 2011 oltre la metà delle informazioni digitali non potranno essere memorizzate in modo permanente

Il mondo produce sempre più dati digitali. Il tasso di aumento è tale che la capacità di memorizzazione disponibile potrebbe fra poco non essere più in grado di accoglierli, almeno in modo permanente. È Idc a lanciare l’allarme, ponendo come data per il punto di rottura l’anno 2011, in uno studio sponsorizzato da Emc.

Secondo l’analista, le informazioni multimediali (foto, televisione digitale, registrazioni di sorveglianza e così via), il “cloud computing” e lo sviluppo delle reti sociali contribuiscono a saturare la capacità di storage. A rincarare la dose, Idc aggiunge che entro il 2011 la quantità di dati digitali da memorizzare sarà dieci volte più grande di quella del 2006.

Con un universo digitale di 281 exabyte (281 miliardi di Gigabyte), il 2007 passerà alla storia come il primo anno in cui già sarebbe stato impossibile conservare in modo permanente tutti i dati digitali prodotti. Nel 2011, con 1.800 exabyte prodotti, la metà dei dati digitali non avranno spazio per essere memorizzati. E non si tratta solamente di un aumento vertiginoso dei volumi, ma soprattutto di quelli che Idc chiama “container”, ovvero blocchi di dati omogenei (file, immagini, pacchetti e così via). Fra tre anni, ci saranno in circolazione 20 milioni di miliardi di queste unità informative.

Come nota informativa, occorre sapere che l’attività di ciascuno, sia essa professionale o individuale, genera solo la metà della produzione digitale. Il resto, noto come “l’ombra digitale”, è il frutto della tracciabilità della prima metà e passa per film delle telecamere di sorveglianza, liste di diffusione, report di transazioni, serie storiche diverse e così via. Se gli individui restano responsabili della creazione del 70% dell’universo digitale, occorre sapere che sono i sistemi informativi aziendali a occuparsi di conservazione, sicurezza, conformità e confidenzialità dell’85% dell’universo digitale.

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